https://www.youtube.com/watch?v=K7d66tNPeL8 Che il male esista è fuori discussione, ne abbiamo fatto esperienza sin da piccoli. A far problema, invece, è il fatto che esso cresca insieme al bene, addirittura nella stessa zolla di terra, là dove non è affatto scontato distinguere il buon grano dalla zizzania perché questa ha uno stelo simile a quello del …
Che il male esista è fuori discussione, ne abbiamo fatto esperienza sin da piccoli. A far problema, invece, è il fatto che esso cresca insieme al bene, addirittura nella stessa zolla di terra, là dove non è affatto scontato distinguere il buon grano dalla zizzania perché questa ha uno stelo simile a quello del grano ma la spiga è vuota. È come dire un niente rivestito di bene: e sembra quasi che si diverta a crescere incontrastato aggrappandosi al buon grano tanto da portargli via tutta l’energia vitale.
Questo fa problema perché nell’immaginario comune esistono terreni buoni che non possono non dare frutti buoni come esistono zone infestate che non possono non produrre piante cattive. Della serie, il bene da una parte, il male dall’altra, da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. E questo distinto con una linea di demarcazione che non è dato varcare salvo svegliarsi un giorno e accorgersi che è la stessa terra a produrre l’una e l’altra cosa. È ovvio che il bene non è il male e viceversa ma intanto sono lì insieme proprio quando avresti scommesso che una cosa simile non sarebbe mai accaduta.
Forse che, pur volendo bene a qualcuno, non lo abbiamo ferito in un’infinità di modi inattesi e, talvolta, anche incomprensibili? Forse che non commettiamo errori o leggerezze che possono anche sembrarci piccoli o insignificanti e che, invece, provocano sofferenza e dolore? Forse che non seminiamo zizzania quando, con estrema leggerezza, alimentiamo il chiacchiericcio facendo i leoni da tastiera, diffamando o calunniando? E che dire di quelle volte in cui siamo autori attivi del male, magari con il pretesto di difendere qualcuno, noi stessi e le persone a noi care?
Che fare, allora? Semplice, ripetono i servi maldestri. La zizzania va raccolta ed eliminata: un’operazione che nel corso della storia ha mietuto non poche vittime. Per questo il “no” di Gesù suona perentorio: a rischio, infatti, c’è la stessa sopravvivenza del bene.
Ma cosa c’è dietro quella smania di epurazione che ci attraversa un po’ tutti? La stigmatizzazione del male dell’altro, magari evidente, s’intende, per non fare i conti con quegli elementi di zizzania di cui poco o tanto siamo tutti corredati. Stigmatizzare l’altro significa affrancare se stessi collocandosi nel rango dei buoni. Invece, sembra dire Gesù, c’è un carico d’ombra che va messo in conto perché non sempre esso è imputabile alla responsabilità dell’uno o dell’altro.
Se davvero ti sta a cuore il bene non permettere che la smania di sradicare il male sia messa sul conto del bene. Il “per principio”, non poche volte finisce per essere solo la copertura di un male che a fatica riconosco e affronto dentro di me.
Nessuno, infatti, è confermato in grazia e non poche volte siamo ora il grano buono ora la zizzania. E non c’è battesimo o consacrazione che ci risparmi magicamente una simile esperienza!
Per questo, l’invito che soggiace a questa splendida pagina è quella di non ergersi mai a giudice di alcuno, di non mettersi mai sul piedistallo di una presunta giustizia e con umiltà sincera pregare il Padre dicendo: “rimetti a noi i nostri debiti”. L’uomo evangelico è un uomo che sbaglia come tutti, sa riconoscere i suoi punti deboli e non li giustifica come punti di merito, anzi, cerca di ordinare al bene ogni suo istinto, ha una giusta lettura di sé e non pretende l’ultima parola su ogni situazione. Non pensa di essere l’unico uscito bene capitato per sbaglio in un mondo che non lo merita affatto.
Nessuno di noi appartiene alla classe dei perfetti che possono passare al setaccio eventuali limiti e peccati altrui.
Il raccolto non mancherà ma il compito di distinguerlo non spetta a noi ma agli angeli di Dio. A suo tempo, non ora.







