Torna in questa Eucaristia il brano con cui ogni anno la Chiesa dà inizio al cammino quaresimale. Anche oggi, la liturgia ci invita a rivisitare i tre ambiti delle nostre relazioni: gli altri, l’Altro, le cose. Dietro questo brano c’è come un orientamento di fondo, quello di non accontentarsi di rapporti superficiali, estemporanei o dettati …

Torna in questa Eucaristia il brano con cui ogni anno la Chiesa dà inizio al cammino quaresimale. Anche oggi, la liturgia ci invita a rivisitare i tre ambiti delle nostre relazioni: gli altri, l’Altro, le cose.

Dietro questo brano c’è come un orientamento di fondo, quello di non accontentarsi di rapporti superficiali, estemporanei o dettati dall’interesse.

“Quando fai l’elemosina…”

Oltre ad una tassa pagata da tutti per sostenere i poveri, si sollecitavano delle offerte volontarie e, se le cifre erano sostanziose, i donatori potevano sedere accanto ai rabbini, in un posto di onore. Gli offerenti venivano addirittura elencati durante il servizio nella sinagoga. Tutto questo rischiava di favorire un vuoto compiacimento e portare alla ricerca di una approvazione sociale. Per questo Gesù esordisce dicendo: “Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”. La vede il Padre e questo basta.

La carità è l’antidoto contro l’angoscia dell’egoismo e la si supera con il servizio.

“Quando preghi…”

Anche qui è bocciata l’esteriorità. Ad una preghiera ostentata Gesù oppone una preghiera nascosta. “Entra nella tua camera”. Sant’Ambrogio commenta: “Intendi non una camera delimitata da pareti dove venga chiusa la tua persona, ma la cella che è dentro di te dove sono rinchiusi i tuoi pensieri, dove risiedono i tuoi sentimenti. Questa camera della tua preghiera è con te dappertutto, è segreta dovunque ti rechi, e in essa non c’è altro giudice se non Dio solo”.

Questo modo di pregare è l’antidoto contro la religiosità-spettacolo ed ha come sua condizione necessaria il silenzio.

“Quando digiuni…”

Il digiuno è una forma di espiazione, un modo per riconoscere che dobbiamo rinunciare a qualcosa di non essenziale. Chi digiuna per farsi notare dagli altri ha fallito l’obiettivo e stravolge il significato del digiuno.

Il digiuno è l’antidoto contro l’idolatria del consumo e ha come espressione autentica la sobrietà.

 

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Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».