Mercoledì 25 febbraio, poco dopo le 5, il Signore ha chiamato a sé il carissimo don Cataldo Ferrarese sdb. Con affetto sincero porto nel cuore il ricordo di don Cataldo Ferrarese, un vero salesiano: un uomo buono, di quelli che lasciano dietro di sé una scia di serenità e di bene. Di lui colpivano subito …

Mercoledì 25 febbraio, poco dopo le 5, il Signore ha chiamato a sé il carissimo don Cataldo Ferrarese sdb.

Con affetto sincero porto nel cuore il ricordo di don Cataldo Ferrarese, un vero salesiano: un uomo buono, di quelli che lasciano dietro di sé una scia di serenità e di bene.

Di lui colpivano subito il tratto gioviale, affabile, cordiale: era questo il suo modo di presentarsi, il suo “biglietto da visita”. Il suo essere pacioso, il volto sereno, il sorriso mai di circostanza, le parole di apprezzamento semplici e sincere, mai affettate, facevano sentire accolti. E poi quel suo modo tutto paterno di salutare: con un “amore mio” detto a tutti, con naturalezza, come segno di benevolenza e prossimità. Lo ricordo nei momenti diocesani, con la battuta pronta, sempre garbata, capace di strappare un sorriso senza mai eccedere. E lo ricordo anche nei colloqui personali, in occasione di qualche ritiro presso la comunità salesiana: preciso, sincero, leale, con quella schiettezza buona che nasce da un cuore limpido.

Don Cataldo Ferrarese nasce a Brienza (PZ) il 1° settembre 1944, da papà Angelo e mamma Felicia Maria Palladino. Il primo incontro con il carisma salesiano avviene presto, nell’infanzia, frequentando le Figlie di Maria Ausiliatrice a Brienza: lì matura un primo “gusto” per una fede educata e gioiosa, vicina ai ragazzi.

Con il passaggio alla scuola media si trasferisce in Campania, presso i Salesiani. Dopo un attento discernimento, sceglie di consacrarsi al Signore nei figli di Don Bosco. Vive il noviziato a Lanuvio (1963-1964) e fa la prima Professione il 16 agosto 1964: un “sì” che diventerà una vita intera, fino a raggiungere 61 anni di professione religiosa.

Completa la formazione filosofica a Brindisi (1964-1966) e a Cison di Valmarino (TV) (1966-1967). Seguono gli anni del tirocinio, tappa tipicamente salesiana e decisiva: prima ad Andria (1967-1968) e poi a Potenza (1968-1970), dove si consolida quel suo stile pastorale fatto di presenza, ascolto e concretezza.

Tra il 1970 e il 1974 vive lo studio della Teologia in tre tappe: Molfetta (1970-1972), Castellammare di Stabia (1972-1973) e Napoli Capodimonte (1973-1974). Viene ordinato diacono a Napoli Don Bosco il 29 maggio 1974 e poi presbitero a Brienza il 22 dicembre 1974, per l’imposizione delle mani di Mons. Aurelio Sorrentino. Da quel giorno, il suo ministero sacerdotale si è disteso lungo 51 anni di sacerdozio, vissuti con fedeltà semplice e tenace.

I primi incarichi lo vedono a Torre Annunziata (1974-1975) come aiuto in oratorio. Dal 1975 al 1977 presta servizio nell’Opera di Potenza come incaricato dell’oratorio. Qui si manifesta un tratto che poi lo accompagnerà sempre: la capacità di tessere relazioni, quasi fosse per lui un punto d’onore. Non era solo simpatia: era un modo evangelico e salesiano di volere bene, di costruire comunione.

Nel 1977 inizia una stagione decisiva: la lunga permanenza missionaria in Germania (33 anni), per annunciare Cristo secondo il carisma di Don Bosco e rispondere alle necessità dei tanti immigrati italiani. In quegli anni don Cataldo ha incarnato lo stile salesiano del “cortile” e della “casa”: accoglienza, ascolto, prossimità, educazione, fede vissuta in modo familiare.

Lavora a Gevelsberg (1977-1996) e poi a Essen (1996-2011). Questa esperienza gli resta nel cuore: non ha mai smesso di coltivare contatti e amicizie, come segno di gratitudine e appartenenza. Il suo ministero appassionato e generoso gli ha procurato – anche dopo il rientro in Italia – riconoscimenti e gesti di stima da parte di istituzioni ecclesiali e civili.

Rientrato nel 2011 nella sua Ispettoria (IME), vive un periodo di riposo, aggiornamento e approfondimento presso l’Università Pontificia Salesiana (UPS). Poi riceve l’obbedienza come economo nell’Opera di Salerno (2011-2013).

Infine ritorna nella comunità salesiana di Potenza, assumendo vari incarichi: economo, consigliere, delegato locale degli Ex-Allievi, e soprattutto animatore delle Contrade, dove ha speso con generosità molte delle sue energie e competenze pastorali. Anche qui si è visto il suo modo salesiano di essere prete: non a distanza, ma vicino, presente, fedele, capace di far sentire ciascuno accolto.

Di don Cataldo resta una memoria bella, che consola: quella di un sacerdote dal tratto umano e paterno, capace di bontà concreta, di amicizia, di presenza discreta e fedele. Un salesiano che ha amato la Chiesa e i giovani con lo stile di Don Bosco, seminando fiducia e costruendo legami.

Avrebbe compiuto 82 anni il prossimo settembre. Lo affidiamo al Signore con gratitudine, certi che il bene seminato continua a parlare nelle persone che ha incontrato e accompagnato.

don Antonio Savone, Vicario episcopale