È sintomatica la richiesta dei farisei: quando, Signore? Atteggiamento che riconosciamo tipicamente nostro ogni volta che, in preda al panico che ha la meglio su di noi per i troppi segni di precarietà della vita di ogni giorno, ci poniamo alla ricerca di una qualche rassicurazione, proprio mentre vorremmo avere previsioni sul futuro più dettagliate. Come vorremmo sentirci dire che alcuni eventi drammatici non ci riguarderanno personalmente: se mai toccheranno le generazioni future!
Ma Gesù allarga il discorso invitando a non lasciarsi ingannare da ciò che accade. Anche le cose più drammatiche come guerre e rivoluzioni non sono il segno della fine.
Il problema, secondo Gesù, non è il quando ma il come. Come vivere – questo è il problema – dentro giorni segnati da visioni pesanti, angoscianti come quelle che continuamente sono sotto gli occhi di tutti?
Rifuggendo due atteggiamenti: il primo è quello di coloro che vivono la durezza dei tempi rifugiandosi, con una corsa a ritroso, nel passato. Un passato svigorito, reso sterile perché confinato in una occasione di puro rimpianto, di vuota nostalgia.
Il secondo atteggiamento da rifuggire è quello proprio di chi vive la durezza dei tempi con una frenetica corsa in avanti, perennemente in agitazione.
Ma allora cosa significa allora attendere il Signore? Significa vivere nel tempo, onorando con la vita il nome di Dio, fiduciosi nella promessa che egli viene continuamente. Significa attraversare la notte con gli occhi fissi verso la luce del nuovo giorno: questo atteggiamento si chiama speranza. E c’è una sola ragione per sperare: la speranza, infatti, non si fonda su delle ragioni plausibili ma si fonda su una persona che è venuta a parlarci di salvezza pur nello scatenarsi di forze ostili.
Ciò che conta, infatti, è la perseveranza. Ciò che conta è la fiducia nel Padre: questa è la sicurezza che Gesù ci propone. A darci stabilità non sono le pietre di un tempio, neppure la certezza di non sbagliare mai, neanche la tranquillità che potrebbe derivarci da un facile consenso.
Perseverare… Si tratta di quell’atteggiamento che ha a che fare con la capacità di resistere e rimanere fedeli cogliendo la presenza di Dio proprio nelle contraddizioni e nelle contrarietà della storia. Del resto è proprio quello che Gesù sta per vivere. Ai suoi insegna che proprio così viene il regno di Dio. La vita la si ottiene proprio mentre la si perde.
Essere segno tra i segni che passano”.
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Dal Vangelo secondo Luca (17,20-25)

In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».