Il Signore provvede sempre il cibo necessario al bisogno del suo popolo. Anche stasera, in questa celebrazione di saluto, ci fa dono di una parola viatico. Mentre stiamo per vivere una sorta di separazione, il Signore ci dice che le nostre, quelle di ognuno di noi, sono vite da custodire.

Vite da custodire: ecco cosa siamo agli occhi di Dio. Ciascuno di noi, nessuno escluso, una esistenza da custodire.

Infatti, da quando l’uomo ha scelto di uscire dall’affidamento iniziale, quello delle origini, sempre a rischio è la relazione, ogni tipo di relazione: quella tra l’uomo e la donna come quella genitori figli, quella tra fratelli come quella con Dio e con la terra.

Custodire dice attenzione, presenza, premura, cura, capacità di vegliare, disponibilità a scrutare.

Vite da custodire: compito affidato a chiunque, sin da quando, all’interno della relazione di prossimità qual è quella tra fratelli, aveva fatto capolino l’invidia e, perciò, addirittura l’eliminazione del più debole.

Vite da custodire: compito che, se abdicato, finisce per far gravare su di te l’eventuale perdita dell’altro. Un compito di cui Dio stesso ci ha dato più e più volte prova, se solo riprendiamo in mano il libro santo delle Scritture o rileggiamo la nostra personale vicenda. Lo ha fatto sin dall’inizio, quando, provando vergogna per ciò che avevano compiuto, Adamo ed Eva non avevano trovato di meglio che ricoprirsi di foglie di fico. Per esprimere la sua custodia e la sua protezione, Dio aveva cucito vestiti perché non patissero la vergogna. Dio non svergogna, Dio custodisce! Dio non spiattella, Dio scusa! Dio non accusa, Dio perdona!

Vite da custodire perché ciascuno non può accontentarsi di sopravvivere soltanto. Ognuno è chiamato a portare a compimento ciò per cui da sempre è stato pensato e voluto. La relazione con l’altro era stata pensato proprio perché potessimo riappropriarci del sogno di Dio sull’umanità. L’altro, allora, non un incidente di percorso, ma memoria costante di una comunione da vivere.

Vite da custodire perché spesso esposte al rischio di ritrovarsi solo con brandelli di umanità di cui nessuno vorrebbe prendersi cura.

Vite da custodire perché quand’anche il fratello dovesse commettere un errore, tuo compito non sarà mai quello di sbugiardarlo ma di assicurargli assistenza e protezione.

Vite da custodire: fa’ attenzione persino a come rimproveri. Non potrai farlo quando la rabbia avrà il sopravvento ma quando, recuperando le ragioni del cuore ancor prima delle ragioni della ragione, sentirai che l’altro non è uno da lasciar andare ma uno la cui sorte è strettamente legata alla tua. In quel “fra te e lui solo”, si gioca la vicenda di molti altri.

Vite da custodire: la camera della confidenza è da preferirsi alla piazza dello svergognamento. Non è forse quello che Dio fa con noi? Quand’anche fosse manifesto il tuo peccato, ai suoi occhi tu resti sempre argilla che può essere plasmata nuovamente. E perché lo fa se non per insegnarci che come fa lui così facciamo anche noi? Cos’è la fraternità, cos’è l’amicizia se non il prolungamento e l’inveramento dello stile di Dio?

Vite da custodire: la tua condizione sta tanto a cuore a Dio che userà qualsiasi stratagemma d’amore purché tu non resti irretito in un laccio di morte.

Vite da custodire: il limite dell’altro non sarà mai motivo perché tu punti il dito ma occasione per manifestare quanto egli ti stia a cuore. Per questo proverai a parlargli faccia a faccia, poi alla presenza di qualche fratello e, infine, davanti alla comunità non già per screditarlo quanto per renderlo partecipe del fatto che senza di lui è l’intera comunità a patirne.

Vite da custodire: la custodia si esercita non cedendo alla tentazione di voler chiarire che di solito finisce per acuire il divario, ma chiedendo umilmente perdono, facendo propria una condizione di svuotamento, di abbassamento. L’altro ha sbagliato ed è vero, ma tu lo hai giudicato, arrogandoti una prerogativa che non spetta a te ma solo a Dio.

Vite da custodire: la custodia si esprime non facendo finta che non sia accaduto nulla (il male è reale, Gesù non lo misconosce: “se tuo fratello pecca”), ma facendo mio lo stile di Dio che ha scelto di dare la vita quando io non lo meritavo.

Vite da custodire: quand’anche non dovessi riuscire a far desistere l’altro, ci avrai almeno provato. E, provarci, è uno dei modi attraverso i quali si manifesta l’amore.

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