Come un lampo è stato il male che ha strappato Angela all’affetto dei suoi cari. Di quelli che non solo non danno scampo ma neppure ti concedono di elaborare con calma quanto sta accadendo. Una donna leale, integerrima, attaccata a un mondo di valori ai quali ha educato i suoi figli e che ha sempre …
Come un lampo è stato il male che ha strappato Angela all’affetto dei suoi cari. Di quelli che non solo non danno scampo ma neppure ti concedono di elaborare con calma quanto sta accadendo.
Una donna leale, integerrima, attaccata a un mondo di valori ai quali ha educato i suoi figli e che ha sempre condiviso con coloro che hanno avuto a che fare con lei. Una di cui ci si poteva fidare fino in fondo. Importante nella sua vita come in quella del marito l’amicizia con padre Gennaro e lo scambio di vedute con lui tanto da considerarlo una sorta di loro padre spirituale. Era consapevole di quello che stava vivendo e di ciò che l’attendeva tanto da dare ai suoi disposizioni precise su come vivere questo momento.
Mentre i suoi mi mettevano a parte di questi tratti della sua personalità, non ho potuto non pensare al brano evangelico che la Chiesa proclama in questo venerdì e che ho voluto facesse da guida per il commiato di Angela.
Nella vita, ripete a noi Gesù, è facile cadere in una sorta di torpore e di insipienza che egli cristallizza come un non accorgersi, un non essere consapevoli, appunto.
È successo ai tempi di Noè, dice Gesù, quando non si accorsero della serietà dell’ora. È accaduto innumerevoli altre volte. Succede di non fare attenzione e di rovinare quello che abbiamo costruito.
Quelli della generazione di Noè non facevano nulla di male: “Mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito…”. Mangiare e bere, prendere moglie e marito sono la cifra dell’esistere: dunque, quelli della generazione di Noè erano semplicemente impegnati a vivere. Cosa c’è di riprovevole, allora? L’essersi accontentati di vivere nel proprio piccolo mondo preoccupati soltanto di sé. Uomini e donne a una sola dimensione.
Mancava loro – ma mi chiedo se non manchi talvolta anche a noi – la capacità di preparare un oltre. Talmente immersi nel presente da pensare al futuro soltanto come la riedizione di quanto stavano vivendo.
Noè, invece, intuisce che la vita è anche altro e per questo fu risparmiato dalla catastrofe: ne aveva già presagito l’incombere. Capace di anticipare il futuro, Noè, e non ripiegato nella riedizione nostalgica di un passato che non è più.
Gli uomini della generazione di Noè vivevano senza il sospetto che in quel preparare l’arca da parte di Noè ci fosse un avviso, un monito. Tutto si era appiattito, tutto si era ammutolito. Ma non perché la realtà fosse diventata muta (la realtà non è mai insignificante!), ma perché gli uomini erano diventati incapaci di farla parlare. Ecco l’invito a “scoprire la carica di rivelazione del quotidiano, l’epifania racchiusa nell’istante” (Bernanos).
Come Noè, come Angela, mi verrebbe da dire, anche noi siamo chiamati a diventare costruttori di un’arca in cui custodire spiragli di luce e raccogliere frammenti di bene che pure danno speranza a questi nostri giorni.
Il teologo ebreo Heschel scrive che: “nel mondo avvengono tante meraviglie, ma manca la meraviglia”. Imparare a meravigliarsi, a stupirsi facendo parlare i volti, la casa, la strada, il cielo, la terra, la vita, la morte.
Il più grosso guaio che ci possa capitare è proprio una sorta di indifferenza, quasi di abulia, di distrazione in cui il cuore è ottuso, gli occhi miopi, l’intelligenza delle cose (intus-legere) annebbiata se non addirittura spenta.
Vegliate: cioè imparate a comprendere ciò che sta accadendo. Imparate a vivere altrimenti, capaci di sottrarvi a quella seduzione idolatrica che impedisce di vedere oltre, di essere altrimenti. Credo sia l’ultimo invito che oggi Angela rivolge ai suoi e a tutti noi.
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Dal Vangelo secondo Luca (17,26-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva








