Carissimi, è una grazia poter ascoltare questo Vangelo proprio qui, nel luogo in cui la memoria credente del nostro popolo ricorda il miracolo del panino bianco offerto al piccolo Gerardo. In questa consonanza spirituale c’è già quasi un annuncio: il Signore che un giorno ha visitato con tenerezza il cuore del nostro santo continua ancora …

Carissimi,

è una grazia poter ascoltare questo Vangelo proprio qui, nel luogo in cui la memoria credente del nostro popolo ricorda il miracolo del panino bianco offerto al piccolo Gerardo. In questa consonanza spirituale c’è già quasi un annuncio: il Signore che un giorno ha visitato con tenerezza il cuore del nostro santo continua ancora oggi a richiamare anche noi a Cristo, vero Pane della vita, unico capace di saziare la fame più profonda dell’uomo.

Nel Vangelo la folla chiede a Gesù: “Quale segno tu fai perché possiamo fidarci?”. È la tentazione di sempre: voler credere solo a partire da qualcosa di straordinario. Eppure quella folla aveva già visto il segno della moltiplicazione dei pani, aveva mangiato quel pane, aveva raccolto perfino i pezzi avanzati, e tuttavia non bastava. Il problema, infatti, non è il segno, ma il cuore. Per chi vive con l’animo chiuso nessun segno sarà mai sufficiente; per chi invece vive con cuore grato, tutto può diventare segno: una parola mite, uno sguardo buono, una carezza, una pace inattesa, una presenza che consola nel tempo della prova.

Dio ci visita molto più spesso di quanto immaginiamo, ma non sempre sappiamo riconoscerlo, perché continuiamo ad aspettarlo dove Egli non ha promesso di passare, mentre il Signore ama passare nell’umiltà, nella discrezione, nella povertà dei segni, appunto. È questa la logica del Vangelo. È questa la via scelta da Dio. E allora beato chi non si scandalizza della povertà del segno, beato chi sa lasciarsi visitare da Dio anche quando Egli non si impone con la forza dell’evidenza, ma si offre con la delicatezza dell’amore.

E allora anche il panino bianco custodito dalla memoria del nostro popolo ci riporta al cuore del Vangelo: Dio si fa vicino attraverso ciò che è semplice, piccolo, quotidiano e proprio così educa il nostro cuore a desiderare un pane più grande.

Quando la folla dice a Gesù: “Signore, dacci sempre di questo pane”, Gesù risponde: “Io sono il pane della vita”. Non promette soltanto qualcosa; offre se stesso. Non viene solo a colmare un bisogno momentaneo, ma a rispondere alla fame più profonda dell’uomo. Noi pensiamo spesso di avere bisogno di sicurezze, di soluzioni, di consolazioni immediate; in realtà abbiamo fame di amore, di senso, di pace, di libertà, di speranza. Abbiamo bisogno non di qualcosa, ma di Qualcuno. Il cuore dell’uomo è troppo grande per accontentarsi di ciò che passa: è fatto per Dio.

Ed è proprio qui che rifulge la santità di san Gerardo Maiella il quale non si è accontentato di una fede abitudinaria. Ha desiderato Cristo con tutto se stesso. Le parole lasciate alla madre — “Mamma, perdonami. Vado a farmi santo!” — non esprimono l’orgoglio di chi si sente capace di compiere un’impresa, ma la libertà di chi ha capito dove si trova la vita vera. La sua santità non è stata uno sforzo sovrumano, ma un abbandono fiducioso a Dio.

Per questo è così eloquente l’episodio della Madonna di Capodigiano: Gesù Bambino che si stacca dalle braccia della Vergine per offrire un pane al piccolo Gerardo. In quel gesto c’è già tutta la sua vita:

  • Maria che conduce a Cristo,
  • Cristo che si fa nutrimento,
  • Gerardo che impara da subito che solo il Signore sazia davvero il cuore.

Da qui nasce anche la sua straordinaria familiarità con Gesù, il suo amore per l’Eucaristia, la sua semplicità filiale.

Quel pane non è soltanto un ricordo commovente, ma quasi una icona dell’intera vita di Gerardo. Tutta la sua esistenza sarà segnata da un amore ardente per l’Eucaristia, da una confidenza così grande con il Signore da apparire talvolta perfino disarmante nella sua semplicità. La tradizione ci racconta di quella sua familiarità con Gesù che arriva fino al linguaggio dell’intimità e dell’amicizia, di quella sua fame di comunione che non conosce tiepidezze, di quel suo rapporto franco, vero, filiale, libero da ogni formalismo. Gerardo non si poneva davanti a Dio come davanti a un’idea o a un dovere astratto, ma come davanti a una Presenza viva, amata, concreta.

San Gerardo ci insegna anche che la santità non è cercare un altrove, ma vivere altrimenti. La santità non consiste nel cercare una vita diversa, ma nel vivere diversamente la vita che ci è data. Non si tratta di evadere dalla propria storia, ma di abitarla con un altro sguardo, con un’altra libertà, con un’altra fiducia.

Quando la sorella Brigida gli suggerì di tornare a Muro per ritrovare Gesù nel luogo dove aveva iniziato a conoscerlo, egli rispose: “Non occorre, ora lo ritrovo in ogni luogo”. È una frase bellissima, perché dice che il Signore non si lascia incontrare soltanto in un luogo privilegiato o in una stagione felice della vita, ma in ogni luogo, in ogni circostanza, persino nella prova, nella malattia, nell’umiliazione.

Anche quando fu calunniato, anche quando gli fu tolta la Comunione, Gerardo non smise di fidarsi. Rimase consegnato a Dio. E così ci ha mostrato che la fede vera non nasce quando tutto è chiaro, ma quando il cuore continua ad affidarsi anche dentro ciò che non comprende.

Persino quando non poteva ricevere sacramentalmente il Signore, Gerardo sapeva riconoscerne la presenza nella vastità della creazione, nella bellezza delle opere di Dio, nella sua immensità. È la fede di chi non si chiude nella frustrazione di ciò che gli manca, ma resta aperto alla sorpresa di un Dio che continua a donarsi in molti modi. È la fede di chi non pretende che il Signore si manifesti secondo le proprie forme, ma accetta di lasciarsi raggiungere da Lui nella libertà del suo amore.

Carissimi, la peregrinatio delle reliquie di san Gerardo nel suo paese natale non è soltanto una commemorazione, ma una chiamata da accogliere. Il santo ritorna in mezzo al suo popolo per dirci che il Vangelo è praticabile, che Cristo basta davvero, che la vita non si salva trattenendola ma donandola. Questa è la grazia che oggi chiediamo per noi: un cuore capace di riconoscere i segni umili con cui Dio visita la nostra vita, una fame più vera di Cristo Pane della vita, e il coraggio di vivere non altrove, ma altrimenti, là dove siamo, nella concretezza della nostra storia.

San Gerardo, figlio di questa terra, tu che hai ricevuto dal Signore il pane che sazia ogni fame, insegnaci a riconoscere Cristo in ogni luogo, a fidarci dei suoi segni, a non accontentarci di una fede abitudinaria, ma a lasciarci afferrare dal Vangelo fino in fondo. E ottienici la grazia di desiderare, con umiltà e verità, la santità. Insegnaci a non vivere di rimpianti o di nostalgie, ma a lasciarci trasformare qui e ora dalla presenza del Signore.

Amen.