Eccellenza Reverendissima, carissimi confratelli nel sacerdozio, diaconi, religiosi e fedeli tutti, in questa Messa Crismale la nostra Chiesa diocesana si raccoglie attorno al suo Pastore per rendere grazie al Signore, fonte di ogni vocazione e principio di ogni comunione. È questa, infatti, la celebrazione dell’unità: unità attorno al Vescovo, unità nel presbiterio, unità del popolo …
Eccellenza Reverendissima,
carissimi confratelli nel sacerdozio, diaconi, religiosi e fedeli tutti,
in questa Messa Crismale la nostra Chiesa diocesana si raccoglie attorno al suo Pastore per rendere grazie al Signore, fonte di ogni vocazione e principio di ogni comunione. È questa, infatti, la celebrazione dell’unità: unità attorno al Vescovo, unità nel presbiterio, unità del popolo santo di Dio radunato nell’unica fede e nell’unico Spirito.
Quest’anno il nostro rendimento di grazie si fa ancora più intenso perché viviamo un tempo ricco di memoria, di grazia e di consegne spirituali. Tra non molti giorni avranno inizio le celebrazioni per il terzo centenario della nascita di San Gerardo Maiella, figlio della nostra terra e della nostra Chiesa: un santo che continua a parlare alla nostra vita con quella espressione tanto semplice quanto esigente: “La fede mi è vita, la vita mi è fede”. In lui contempliamo una santità che non divide, non contrappone, non alza muri, ma unifica il cuore in Dio e rende luminosa la vita della Chiesa.
Proprio quest’oggi, l’Arcivescovo ci farà dono della sua Lettera pastorale sulla figura del “pazzerello di Dio”. La accogliamo come parola di guida e di comunione, come invito a camminare insieme, a ritrovare concordia negli intenti, fraternità nei rapporti, corresponsabilità nelle scelte pastorali.
In questa celebrazione così significativa per la vita della nostra Chiesa, vogliamo anche condividere un segno di speranza e di futuro: il nostro seminarista Simone Colangelo, della parrocchia di Santa Maria, sarà ammesso tra i candidati agli Ordini sacri.
Questo momento non riguarda soltanto lui e la sua famiglia che salutiamo e ringraziamo, ma coinvolge tutta la nostra comunità diocesana, perché ogni vocazione nasce nel grembo della Chiesa e per il servizio della Chiesa. Insieme a Simone, rivolgiamo il nostro saluto e il nostro incoraggiamento a tutti i seminaristi, ai postulanti e ai giovani che stanno vivendo il tempo del propedeutico: la loro presenza è un dono prezioso che interpella la responsabilità di tutti noi.
Anche questo è per noi un richiamo forte all’unità: il dono di nuove vocazioni interpella tutti noi a essere segno credibile di comunione, casa accogliente, fraternità vissuta, testimonianza limpida di una Chiesa che cammina insieme.
In questa celebrazione vogliamo ricordare con affetto e riconoscenza i confratelli che celebrano significativi anniversari di ordinazione:
75 anni di sacerdozio di don Pasquale,
65 anni di sacerdozio di don Remigio D’Andrea,
60 anni di sacerdozio di don Franco Corbo,
25 anni di sacerdozio di don Shibu Keezhevettil, don Dino Lasalvia e don Carmine Lamonea.
La loro fedeltà, custodita nel tempo, è una testimonianza preziosa per tutti noi ed è un richiamo a perseverare con umiltà e con gioia nella vigna del Signore.
Con animo memore e grato affidiamo alla misericordia del Padre anche i nostri confratelli defunti: don Ugo Calabrese, don Antonio Meliante, padre Giuseppe Celli, don Peppino Nolè, don Peppino Grieco, don Cataldo e don Beniamino Cirone. Essi hanno servito questa Chiesa e continuano a parlarci attraverso il bene compiuto, il Vangelo annunciato, i sacramenti celebrati, la carità seminata nel silenzio.
Carissimi confratelli, il nostro tempo conosce tensioni, fatiche, sensibilità diverse, talvolta incomprensioni che feriscono il volto della comunione. Ma questa celebrazione ci richiama con decisione all’essenziale: noi non siamo stati chiamati a procedere ciascuno per conto proprio, né a difendere spazi, ruoli o vedute personali; siamo stati chiamati a essere un solo presbiterio, attorno al Vescovo, per il bene dell’unica Chiesa.
Per questo oggi sentiamo l’appello a scegliere la comunione concretamente: nelle parole, nei giudizi, nei rapporti tra noi, nella collaborazione pastorale, nella capacità di ascoltarci, di sostenerci, di correggerci fraternamente e di camminare insieme.
Siamo chiamati a fare coro. Il coro non annulla le voci, ma le accorda; non impoverisce i timbri, ma li armonizza; non domanda un’uniformità esteriore, ma una comunione profonda. Così deve essere il nostro presbiterio: non una somma di solitudini o un intreccio di tensioni sopportate, ma una fraternità reale, capace di accordarsi sul cantus firmus che è Cristo, di respirare con la Chiesa, di servire insieme il popolo di Dio.
A nome di tutti i sacerdoti, Eccellenza, desidero esprimerLe la nostra vicinanza filiale, la nostra gratitudine e la volontà di rinnovare, con sincerità, il nostro impegno di comunione. Le chiediamo di aiutarci a essere sempre più uniti, e assicuriamo la nostra disponibilità a camminare insieme, senza cedere a divisioni o irrigidimenti, perché la nostra Chiesa diocesana possa crescere nella pace, nella carità e nell’unità Chiesa voluta dal suo Signore.
Dio porti a compimento l’opera che ha iniziato in noi.








