Tutto era cominciato proprio lungo le rive di quel lago. Un bel giorno, quando meno se lo sarebbero aspettato, d’un tratto, Pietro e gli altri si erano ritrovati ad abbandonare mestiere e affetti, interessi e prospettive per andar dietro a un Maestro che li aveva scovati col suo sguardo e gli aveva proposto uno strano …

mi ami tuTutto era cominciato proprio lungo le rive di quel lago. Un bel giorno, quando meno se lo sarebbero aspettato, d’un tratto, Pietro e gli altri si erano ritrovati ad abbandonare mestiere e affetti, interessi e prospettive per andar dietro a un Maestro che li aveva scovati col suo sguardo e gli aveva proposto uno strano mestiere: pescare uomini. Se di pesci potevano essere esperti navigati, sapevano ben poco di quella nuova occupazione. Ma l’amore fa brutti scherzi: quando ti prende, non sai neppure cosa ti succeda e ti ritrovi a fare cose che manco avresti immaginato. Così per gli apostoli, così per Pietro. La sua, per quanto affascinante, resta comunque una storia fatta di tante contraddizioni: ben presto, infatti, il suo amore a prima vista si tramuterà in uno sfacciato rinnegamento e in un animalesco recalcitrare; la disponibilità ad abbandonare ogni cosa sarà la stessa che farà la sua ricomparsa allorquando abbandonerà al suo destino il Maestro di cui pure aveva detto di voler seguire la sorte fino in fondo. “Il cuore dell’uomo è un abisso”, aveva commentato il salmista (Sal 63,7). Proprio così: nello stesso tempo siamo capaci di abbracci calorosi ma anche di abbandoni laceranti, il bacio che indica comunione è lo stesso che esprime il tradimento.

D’altronde, cosa vuoi farci? Quando hai la morte nel cuore perché tutto si è infranto solo per non aver fatto ricorso alla forza, può ancora appartenerti la voglia di osare e di riannodare i fili di un sogno infranto? Ci sono frangenti in cui sembra che tutto dia ragione a chi un giorno avrebbe voluto che tenessimo i piedi per terra e non andassimo dietro a grilli passeggeri: “non ti fidare; prima o poi ritornerai”. Ci sono situazioni che ci chiedono di rimetterci la faccia e il nome. Quanto costano! Le conosciamo: vorremmo sparire, piuttosto!

Quanto è amaro e risentito quel “No!” sulla loro bocca dopo una notte di fatica simbolo dell’amara delusione con cui stanno ancora facendo i conti dopo il fallimento del venerdì di Gerusalemme. È un “No!” che conosciamo, soprattutto quando il nodo ci serra la gola per una avventura finita male o per una promessa smentita o per un investimento frustrante o per un impegno non onorato.

Per fortuna o, meglio, per grazia, proprio all’angolo delle nostre crisi di fede, ci attende un Dio che non ci inchioda ad un passato fatto di desolazione e per questo osa rinnovare la fiducia: “Gettate la rete dalla parte destra” (la parte destra era il lato in cui nel processo sedeva l’avvocato, ossia colui che è favore di chi ha sbagliato). Per questo bisogna farlo proprio là dove abbiamo fallito: la notte del fallimento è lì a perenne memoria che un’esistenza all’insegna della superbia (“io vado a pescare”) è sempre infruttuosa e bisognosa di purificazione. Gli strumenti di sempre e la perizia che ti può venire da anni di formazione non sono sufficienti. È necessaria la parola della fiducia che ci viene rinnovata da chi, per amore, ha attraversato persino l’inferno dell’abbandono. Solo chi ha conosciuto sulla sua pelle la forza della fiducia che viene da Dio può essere abilitato alla missione di condurre a lui i fratelli: il compito di confermare i fratelli è affidato a Pietro (guarda caso!), ma solo “una volta superata la prova”, non prima. Penso a noi chiamati ad un particolare servizio nella comunità: la forza del nostro ministero non viene dalle nostre strategie pastorali ma da un cuore le cui ferite sono state lenite dall’olio della misericordia. Altrimenti continuiamo a portare e ad annunciare solo noi stessi. Il nostro ministero nasce là dove ci è ripetuto: “va’ e annuncia ciò che il signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato!”.

Quando qualcuno ti ridona fiducia, finisce che ti ricordi pure i particolari: 153 grossi pesci! Da non credere!

Mi vuoi bene?

Mi metto nei panni di Pietro: quando sai di averla fatta grossa, faresti di tutto per non incrociare lo sguardo di chi hai ferito. E, invece, tant’è, gli occhi di Gesù fissano ancora Pietro per dirgli soltanto: “Guarda che in me non è cambiato nulla”. Caspita. Da accapponar la pelle. Ma come? Io non ho fatto nulla per impedire che tu venissi messo a morte, anzi, ho addirittura facilitato il tutto e tu mi dici che non è cambiato nulla? Nulla, ripete Gesù. E il segno che davvero non è cambiato nulla è il fatto che affido a te tutto ciò che mi è più caro: i piccoli. A un patto: mettici la mia stessa passione. E quando ti prenderà di nuovo la tentazione di perdere la speranza e di tornare a ritmi tanto sicuri quanto infecondi, non dimenticare che all’angolo io continuerò a dirti di provare un’altra volta, dalla parte giusta. Non dimenticare: ciò che viene riannodato è molto più forte e stretto di ciò che non si è mai rotto.

Dio non ci chiederà mai se siamo rimasti puri e fedeli. Ci chiederà solo se lo amiamo e fino a che punto.