Siamo sempre impreparati ai distacchi, quando poi accadono improvvisamente, misurano tutta la nostra incapacità ad elaborarli. E se poi si tratta del distacco da una persona buona come Domenico, la fatica è maggiore. La pasqua di Domenico è stata davvero repentina, fulminea, tuttavia, da cristiani, non vogliamo leggerla come un furto ma come un compimento. …

Siamo sempre impreparati ai distacchi, quando poi accadono improvvisamente, misurano tutta la nostra incapacità ad elaborarli. E se poi si tratta del distacco da una persona buona come Domenico, la fatica è maggiore. La pasqua di Domenico è stata davvero repentina, fulminea, tuttavia, da cristiani, non vogliamo leggerla come un furto ma come un compimento.

Domenico era la discrezione fatta persona. Il sorriso accennato, mai in mostra, mai al centro dell’attenzione, sempre piuttosto defilato e non per questo non presente, anzi.

La sua vita ruotava attorno ad Antonietta sua moglie, alle figlie Chiara e Letizia che amava più di ogni cosa. Potremmo giustamente definirla una pro-esistenza la sua (per dirla con Bonhoeffer): l’altro, i suoi in questo caso, prima di lui.

Per questo ho voluto che a rischiarare questo momento di comprensibile fatica, fossero i due brani che abbiamo appena proclamato e che dicono tanto di Domenico e del suo stile diventando una sorta di viatico per noi.

Il brano di Isaia delinea i tratti del Servo di Jahvè, che saranno poi i tratti fatti propri da Gesù e che sono i tratti dei suoi discepoli.

Ci sono tre no nel programma del servo di Yahvè:

  • “non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce”: caratteristica del Messia, caratteristica del discepolo non è l’arroganza, non l’insulto, neppure il coprire la voce degli altri. Il suo stile non sarà all’insegna della spettacolarità. L’umile sentire di sé, un elemento che in Domenico traspariva evidente;
  • “non spezzerà la canna incrinata…”: un tratto del Messia, un tratto del discepolo sarà ancora l’essere sostegno. E Domenico lo è stato: mi colpiva sempre il suo essere presente agli impegni di sua moglie o delle sue figlie, come a fare il tifo, a latere;
  • “non verrà meno, non si spezzerà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra”: tratto del Messia, tratto del discepolo, la fedeltà al progetto del Padre fino in fondo.

Ecco cosa siamo chiamati a fare, a rivisitare il nostro immaginario su Dio e avere occhi per riconoscere che egli è sempre all’opera anche quando saremmo tentati di concludere che così non è.

All’apostolo Filippo che gli chiedeva di poter vedere il Padre, Dio, Gesù risponderà: “chi vede me vede il Padre” (Gv 14,9).

Le parole, i gesti, le azioni di Gesù come le parole, i gesti e le azioni dei discepoli sono ciò che di Dio è ancora visibile. Dio si manifesta al di fuori del divino così come da sempre l’uomo lo immagina, lo teme o lo desidera. Egli abita il quotidiano, anche se nessuno lo riconosce. La vita, quella vera, secondo Gesù si dà in uno splendore che non abbaglia.

D’ora in avanti, la discrezione sarà uno dei tratti dello stile di Dio. Apprendere il linguaggio della discrezione significa avere attenzione per i tempi, per i percorsi di ognuno. Significa scrutare le domande inespresse, vuol dire mettere in conto il rifiuto; significa, inoltre, che non poche volte bisogna avere il coraggio di ricominciare, di tentare nuovamente.

Dio non è nel clamore, non è nell’urlo, non è nel contrapporsi. Altro è lo stile di Dio: e noi, talvolta, anche in nome di un bene, fatichiamo a riconoscere che Dio è piuttosto nel sottovoce, nella modestia. Guai a declinare la fede e la vita secondo i caratteri della presunzione e dell’arroganza, inseguiremmo una logica antievangelica. Isacco il Siro amava ripetere che è l’umiltà la veste che Dio indossa quando vuole assumere la forma umana.

Dio, il suo regno, dice Gesù, non avrà bisogno di farsi riconoscere: gli basterà confondersi con la terra come un seme gettato nelle zolle; gli basterà far fermentare la pasta dell’umanità proprio come il lievito con la farina, facendo sprigionare qualcosa che ha tutti i tratti di autentica bellezza. Proprio come è accaduto grazie alla testimonianza di Domenico nella trama feriale dei suoi giorni e nella rete feconda dei suoi affetti.