https://www.youtube.com/watch?v=Edj9CDUQgu4 Dio desidera che tutti gli uomini possano gustare la vita, quella vera, in abbondanza. Tutta la storia della salvezza è percorsa da questo desiderio: Dio cerca qualcuno con cui condividere ciò che ha preparato, rivolge inviti, attende risposte. È una storia di vocazioni, nella quale ciascuno viene chiamato a prendere posto e a fare …
Dio desidera che tutti gli uomini possano gustare la vita, quella vera, in abbondanza. Tutta la storia della salvezza è percorsa da questo desiderio: Dio cerca qualcuno con cui condividere ciò che ha preparato, rivolge inviti, attende risposte. È una storia di vocazioni, nella quale ciascuno viene chiamato a prendere posto e a fare spazio ad altri. Per questo Gesù racconta il regno dei cieli attraverso un banchetto di nozze: una tavola imbandita, una gioia da condividere, posti che attendono di essere occupati.
I primi destinatari di una tale convocazione erano proprio i membri del popolo eletto chiamati ad essere segno per altri di questa passione e progetto di Dio. Ma non sempre riuscirono a cogliere la posta in gioco: i più non se curarono preferendo il ripiegamento quotidiano alla condivisione del desiderio di Dio.
E poiché Dio non si rassegna mai alla piega presa dagli eventi, eccolo di nuovo a lanciare la proposta, a fare dono della sua offerta di comunione di cui il banchetto di nozze era simbolo.
Andate ai crocicchi.
I crocicchi rappresentano gli snodi dell’esistenza, là dove i giochi non sono fatti ed è ancora possibile discernere e decidere. I crocicchi rappresentano i momenti in cui scegliamo quale profilo assumere. Non sarà così per il Figlio di Dio lo snodo della croce allorquando sceglierà di non fuggire?
È uno snodo la nascita, è uno snodo la maturazione, è uno snodo la scelta di uno stato di vita, l’avventura di un affetto, di un amore, è uno snodo la sofferenza, è uno snodo la morte. Quelli sono i momenti in cui con più forza percepiamo i morsi della fame e l’invito a nutrirci di ciò che Dio imbandisce per noi.
E poi il particolare dell’abito.
L’abito non fa il monaco, così sentenziamo, talvolta, quando vogliamo affermare che la vita è ben oltre un’etichetta, una formalità e che le apparenze sono non di rado ingannevoli.
Stando al vangelo odierno, invece, l’abito fa la differenza. L’abito che indossi esprime la consapevolezza che hai di te stesso. Sta a noi scegliere quale abito indossare di fronte agli appelli della vita.
L’abito è il segno esteriore di ciò che scelgo.
Indossare o meno l’abito della fede significa decidere quale vita voglio fare mia.
Indossare l’abito adatto alle nozze vuol dire declinare il proprio essere al mondo secondo il canone della cura, della gratuità, del disinteresse, della prossimità, della gioia.
Il vestito, per noi, non è mai solo uno strumento per coprirsi. Esso rimanda sempre ad altro: esprime la valenza che ha per la mia vita l’evento a cui scelgo di partecipare.
Qualche tempo fa ero a Roma per alcuni impegni di ministero. A un pranzo dovevamo partecipare in tre: io ero in giacca con il clergyman, un altro in giacca e cravatta. Il terzo, appena arrivato, sentì di doversi scusare: aveva pensato a un incontro più informale e non aveva indossato la cravatta. Quisquilie, direbbe qualcuno. Certamente quella cravatta non decideva il valore della sua presenza, e nessuno avrebbe avuto motivo di fargliela pesare. Mi colpì, però, la sua premura: gli stava a cuore che il modo di presentarsi esprimesse il riguardo che aveva per quell’incontro.
Anche il vestito può dire quanto conta per noi un appuntamento. Nel Vangelo questa attenzione diventa una domanda ben più profonda: che cosa sta cambiando in me per il fatto di avere accolto l’invito di Dio? Quale forma prende la mia vita, ora che siedo alla sua tavola?
L’abito nuziale riguarda il modo in cui tratto chi mi vive accanto, soprattutto quando non corrisponde alle mie attese. Riguarda le parole che uso con chi è affidato alla mia responsabilità, lo spazio che concedo a chi non può ricambiarmi. Nella prova posso lasciare che il risentimento decida ogni mio gesto, oppure cercare, anche faticosamente, di non riversare sugli altri il male che ho ricevuto. È lì che l’abito della fede prende consistenza.
La vita è tutta un abito da indossare. Ciò che penso, ciò che scelgo, ciò che dico è segno del volermi rivestire di Cristo in ogni circostanza o la mia è la fede del tempo libero?








