https://www.youtube.com/watch?v=LU6aB_jk1ik Dalla compassione alla gratuità: ecco l’itinerario che ci è chiesto quest’oggi. Se volessimo intercettare il verbo chiave per comprendere Gesù e il suo vangelo, l’evangelista Matteo lo individua in quel “ne sentì compassione”. Una folla considerevole si è messa sulle tracce di Gesù perché riconosce in lui uno che proferisce parole autorevoli e si …
Dalla compassione alla gratuità: ecco l’itinerario che ci è chiesto quest’oggi. Se volessimo intercettare il verbo chiave per comprendere Gesù e il suo vangelo, l’evangelista Matteo lo individua in quel “ne sentì compassione”.
Una folla considerevole si è messa sulle tracce di Gesù perché riconosce in lui uno che proferisce parole autorevoli e si fa carico della fatica di ciascuno.
Quella folla è stremata, non ha alcuna prospettiva oltre il suo bisogno immediato perché nessuno più l’ha messa in contatto con ciò che Dio vuol fare di essa.
A Gesù non sfugge quella situazione, la intercetta perché di fronte a lui nessuno è un numero, tanto è vero che inizierà a chiamare per nome e ad affidare un compito a ciascuno. Tutto nasce dalla disponibilità e dalla volontà da parte sua di sottrarre il dolore alla sua solitudine (questo vuol dire compassione).
Quella gente che vaga senza che qualcuno se ne prenda carico, gli tocca le viscere. Diversamente, però, da altre occasioni, stavolta non è lui direttamente a provvedere ma affida il compito ai suoi. È così che pensa la missione della Chiesa, come la comunità che si fa carico delle sofferenze di chiunque, compiendo gesti di prossimità. Sono questi gli operai per cui bisogna pregare il Padre.
Ben a ragione don Orione dirà ai suoi figli: “Alla porta del Piccolo Cottolengo non si chiederà ad un uomo che entra se ha un nome, una religione… ma solamente se ha un dolore”. Che dolore hai? Il bisogno dell’altro, chiunque egli sia, è appello a me perché non resti chiuso al suo grido.
Il gruppo che Gesù costituisce è assai variegato: ci sono coppie di fratelli ma c’è anche Matteo il pubblicano la cui chiamata aveva suscitato non pochi pettegolezzi. In ultimo sono riportati anche due tipi non troppo per la quale, uno appartenente alla frangia degli zeloti (terroristi ante litteram) e poi, Giuda Iscariota, del quale si dice subito, “colui che poi lo tradì”: da subito si precisa che si tratta di una storia che annovera anche il male.
Proprio i tratti che compongono il gruppo di coloro che il Signore invia, ci permettono di riconciliarci con la nostra esperienza di Chiesa. Non pensiamo che per essere adatti alla missione occorrano chissà quali requisiti. La missione non ha nulla a che vedere con i casting che necessitano di selezione per scovare i migliori. Nessuno di loro passato al vaglio per verificarne qualità e capacità: ha preso quelli che ha voluto e che per primi hanno beneficiato di uno sguardo di tenerezza che li aveva sottratti alla loro marginalità. Gente che fino a quel momento era accomunata solo dalla dispersione, si ritrova ad essere la comunità che Gesù costituisce perché ha fatto esperienza del suo sguardo, del suo amore compassionevole e del compito che egli affida a chiunque.
Li invia a recuperare chi si è smarrito, a scovare chiunque abbia un bisogno e a restituire gesti di speranza, a piegarsi su chiunque sia segnato dalla sofferenza.
E tutto questo per puro amore, senza aspettarsi alcun tornaconto. Dalla compassione alla gratuità.
Quando questo accade, Dio stesso si rende presente nella vita degli uomini. Come?
Non facendo discorsi vuoti ma usando parole nuove capaci di illuminare quello che tu stai vivendo.
Guarire avviando percorsi di riconciliazione, restituendo uno sguardo nuovo su se stessi.
Facendo ritrovare motivi di vita e di speranza a chi vede solo buio davanti a sé.
Reintegrando tutto ciò che sembra avviato alla decomposizione come per la lebbra, ricomporre i pezzi cadenti.
Scacciando ogni ombra di divisione e di distruzione.
Tutto questo perché chiamati a condividere gratuitamente quello che gratuitamente è stato a noi partecipato.








