Contesto L’itinerario quaresimale iniziato con l’austero e significativo simbolo delle ceneri, conosce ogni anno una sosta nel deserto della prova. La Chiesa accompagna il suo Signore nel luogo in cui lo Spirito stesso conduce Gesù. L’episodio delle tentazioni viene collocato subito dopo il battesimo. Lc, tuttavia, tra il battesimo e le tentazioni colloca la genealogia …

Contesto

L’itinerario quaresimale iniziato con l’austero e significativo simbolo delle ceneri, conosce ogni anno una sosta nel deserto della prova. La Chiesa accompagna il suo Signore nel luogo in cui lo Spirito stesso conduce Gesù.

L’episodio delle tentazioni viene collocato subito dopo il battesimo. Lc, tuttavia, tra il battesimo e le tentazioni colloca la genealogia di Gesù e la fa risalire non già ad Abramo, come fa Mt, ma ad Adamo. Il messaggio che vi soggiace è il seguente: ricevuto il battesimo al Giordano, Gesù è costituito nuovo Adamo, colui che può affrontare le prove della vita guidato dallo Spirito.

Se con il primo Adamo le cose non sono andate bene perché ha preferito interrompere la sua relazione con Dio, resta da vedere cosa accadrà con il nuovo Adamo rivestito dello Spirito di Dio e sempre a lui sottomesso.

Testo

Insieme a Gesù, protagonisti del brano in questione sono lo Spirito e il diavolo.

Lo Spirito viene subito presentato come colui del quale Gesù è pieno. Egli è ancora del quale Gesù è rivestito allorquando prende la parola nella sinagoga di Nazaret. È ancora lo Spirito a guidare Gesù nel deserto per essere messo alla prova.

Cosa ci sta dicendo Lc? Che se vogliamo comprendere la persona e l’opera di Gesù non possiamo prescindere dalla presenza dello Spirito che lo accompagna in ogni istante, anche nell’ora della prova.

Ci sta dicendo altresì che la vita cristiana è un “essere guidati dallo Spirito”, ossia prestare incessantemente la propria attenzione a ciò che Egli ispira. Proprio il modo in cui Gesù si misura con le tentazioni, ci indica che lo Spirito parla attraverso la parola di Dio. L’obbedienza alla Parola è ciò che permette di non essere guidati dal sentimento ma dall’azione dello Spirito. A cosa mira questa azione? A mantenerci uniti alla volontà di Dio.

L’altro personaggio è il diavolo, colui che divide, colui che si dà come obiettivo separare Gesù dall’azione dello Spirito. Il diavolo ha come mira la disgregazione e l’isolamento, non tiene in alcun conto l’unità interiore e tantomeno alcun vincolo. Mentre isola, distrugge. L’opera messa in atto nei confronti di Gesù è istigarlo ad usare in proprio dei suoi poteri, vorrebbe renderlo superbo. Ma Gesù, appoggiandosi incondizionatamente a ciò che Dio dice, fa’ sì che il diavolo esaurisca “ogni tentazione” e si allontani da lui “fino al momento fissato”. Il momento fissato è quello della Pasqua, quando il diavolo entrerà in Giuda. Tuttavia, la grande tentazione, l’ultima, non sarà il diavolo a sferzarla ma gli uomini che Gesù ha amato e servito. Saranno questi a proporgli qualcosa di molto plausibile in quel frangente: “Salva te stesso” (Lc 23,35.37.39). Un invito a prendere in mano la situazione svincolandosi dal Padre, smettendo di fidarsi dello Spirito che lo ha cacciato in una simile situazione. Eppure, anche allora, proprio allora, Gesù rivela la totale sottomissione all’azione dello Spirito. Infatti, Gesù “spirò”, cosa che in Gv è espressa con: “emise lo Spirito”.

La tentazione

“Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione”. Così Sir 2,1 avverte ogni uomo che voglia avere a che fare con il Signore. Il Sir, cioè, precisa che si tratta di un momento imprescindibile con cui tutti devono fare i conti prima o poi. Gesù stesso, nella sua preghiera, ci insegnerà a chiedere al Padre: “non abbandonarci alla tentazione”.

Si tratta, perciò, di un passaggio obbligato. Bisogna distinguere, però, due tipi di tentazione/prova.

  1. Ci sono momenti che più di altri ci chiedono di mettere in luce che cos’è che vogliamo davvero. In queste circostanze è Dio stesso a intervenire perché impariamo a non contare sulle nostre sole forze ma facciamo riferimento a lui. Si tratta di quello che Paolo descrive in 1 Cor 101,13: “Nessuna tentazione, superiore alle forze umane, vi ha sorpresi; Dio infatti è degno di fede e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze ma, insieme con la tentazione, vi darà anche il modo di uscirne per poterla sostenere”. Dio, quindi, mette alla prova ma mai permette che questa ci schiacci. “Certo, ogni correzione, sul momento, non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo però arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati” (Eb 12,11). La prova, quindi, richiede esercizio e perseveranza.
  2. C’è poi la tentazione che viene dal diavolo. Satana non ci prova per vedere le nostre capacità ma per separarci dalla relazione con il Signore. Di solito come si esprime? Attraverso un atteggiamento di autosufficienza che mette noi al centro e Dio viene rimosso; inoltre si esprime come un prescindere da ciò che Dio chiede e si manifesta con un sentimento di solitudine e di abbandono allorquando prendiamo coscienza di esserci scavati la fossa da soli. “Che ho fatto?”, finiamo per gridare. Di chi è la colpa? Del diavolo? Certo egli ci istiga al male, ma accettare di compierlo e di non chiedere aiuto a chi potrebbe farlo, è nostra responsabilità. Tutte e tre le tentazioni a cui gesù viene sottoposto soggiacciono a questa logica.

Se sei Figlio di Dio…

Gesù è tentato proprio nella sua missione di mostrarsi “Figlio di Dio”. Qui però non è tanto in questione la missione, quanto i mezzi attraverso i quali compierla. Gesù non si mostra Figlio di Dio facendo miracoli a suo vantaggio, piegando Dio all’esigenza fondamentale dell’uomo. Per Gesù l’essere Figlio si esprime nella obbedienza radicale e nella dedizione totale al Padre. Per Satana invece (ma è proprio vero che solo per Satana?) essere Figlio significa poter disporre della potenza divina a proprio piacimento.

 Se tu sei Figlio di Dio, dì che questa pietra diventi pane…

La prima tentazione è in sostanza quella di piegare la volontà di Dio ai nostri bisogni (tentazione del pane), più che vivere nell’umile fiducia e nella sottomissione alla volontà divina. Gesù si trova come il suo popolo affamato ed assetato nel deserto, ma non cade come Israele che, nel bisogno, mormorò contro Dio e dubitò del suo amore, al punto che il Signore dovette rivolgersi al popolo che protestava assicurando l’intervento divino: “Ecco io sto per far piovere pane dal cielo per voi” (Es 16,4). E anche in seguito il popolo non accetta la manna, perché questo dono lo umilia, lo pone in una situazione di dipendenza da Dio. Eppure soltanto in questa dipendenza ‘umiliante’ da Dio può essere felice: “Nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, per umiliarti, per provarti, per farti felice nel tuo avvenire” (Dt 8,16). Gesù a differenza del popolo d’Israele, che non confidò in Dio e disprezzò la manna, esce vittorioso da questa tentazione nel bisogno: egli anche nel bisogno estremo confida ancora più nel suo Signore, perché è solo Dio la cosa veramente necessaria (cfr Mc 8,14-21) e pertanto ricorda che il senso ultimo della vita, il ‘pane’ che non deve mancare mai è la Parola di Dio accolta con fede e la vittoria sulla tentazione del dubbio nell’amore di Dio si ha solo rafforzando la fiducia e l’obbedienza a lui.

            Se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo…

La seconda tentazione si svolge sulla scena grandiosa di un monte altissimo, quasi divino. Il tentatore è qui chiamato diavolo con un termine più preciso poiché suggerisce lo scopo ultimo che è quello di separare Gesù da Dio.

Davanti agli occhi di Gesù passa tutta la forza di seduzione della gloria del mondo, cioè del potere, della ricchezza, della sapienza, della bellezza del mondo. Israele di fronte a questa seduzione cadde. Quando entrò nella terra fu inebriato dalle ricchezze e dai suoi possessi e dimenticò il Signore suo Dio, idolatrando cose del mondo e ciò che viene dall’uomo (cfr. Dt 8). Ma Gesù smaschera la natura di questa seduzione, riconoscendone il carattere idolatrico. L’uomo non deve adorare altri dei o altre cose al di fuori del suo Dio. Gesù, vero adoratore del Padre, vince anche questa tentazione e la vince nella fede, la quale riconosce che il potere spetta solo a Dio, che la gloria appartiene a lui solo come indica Dt 6,13. In effetti la vittoria definitiva su questa tentazione sarà nell’assumere la via della croce: il vero potere e la vera gloria sta nel servire e nell’amare fino alla morte.

            Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui…

La terza tentazione è legata alla missione messianica di Gesù. La scena ideale in cui Gesù viene trasferito è Gerusalemme.

Il tentatore vorrebbe indurlo a scegliere un messianismo facile, un cammino che non preveda il rifiuto, la sofferenza, la morte, bensì segni spettacolari, capaci di avvincere la gente, un cammino di trionfo che di per sé è incompatibile con il cammino verso la passione. Gesù non accetta questa suggestione e la smaschera come satanica. E’ da notare che il tentatore giunge a mettere alla prova Gesù servendosi della stessa parola di Dio! Infatti egli cita abilmente il Sal 91,11-12, sulla fiducia in Dio e nella sua protezione. Questo ci dice quanto una simile tentazione fosse difficile da riconoscere, perché riesce a far passare come volontà divina un desiderio puramente umano. E Gesù respinge Satana come colui che vorrebbe mettere alla prova Dio stesso. Ancora una volta Gesù esce vincitore là dove Israele era inciampato, come si esprime il Sal 95: “Non indurite il cuore, come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove mi tentarono i vostri padri, mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere”.  Gesù respinge la tentazione, citando Dt 6,16, e ricorda qual è stato il grande peccato d’Israele nel deserto, quando tentò Dio costringendolo ad intervenire miracolosamente per dargli cibo, vittoria e potere.

Ora che lo scopo del tentatore è stato smascherato come un tentativo di distaccarlo dal servizio esclusivo di Dio ecco che Gesù con la sua parola lo scaccia e il demonio non può fare altro che riconoscere la sua impotenza di fronte a Gesù, che ha mostrato così come il suo volere, sapere e potere sono pienamente dediti al servizio di Dio e non alla soddisfazione immediata dei suoi bisogni. Qual è il messaggio permanente dell’episodio delle tentazioni?

Innanzitutto non c’è autentica vita umana senza prova: anzi, l’intera esistenza umana è prova, tentazione. E la prova è il segno che siamo figli di Dio, che cerchiamo il bene e proprio per questo siamo vagliati, saggiati, tentati, purificati così che possiamo diventare capaci di camminare sulle vie di Dio, di operare scelte autentiche.

Inoltre, nella prova non siamo soli, dal momento che le nostre tentazioni sono state già vinte da Gesù nel deserto: ho la certezza di vincerle perché appartengo a lui e se rimango con lui.

Quali sono le nostre prove, con le quali dobbiamo confrontarci e nelle quali dobbiamo metterci in sintonia con Gesù? Prova può essere lo scoraggiamento nel fare il bene, la percezione che operare costantemente il bene, a lungo, è assai difficile, mentre sarebbe meglio fare come fan tutti. Prova potrebbe essere l’indecisione nella quale spesso mi ritrovo, per cui non so più qual è il mio bene e cos’è il mio male, l’essere incerti, frustrati, il non capire perché, ad esempio, vivo la stessa ricaduta.

Occorre sempre domandarsi: perché Signore permetti questa sofferenza? Che cosa vuoi da me con questa prova, che senso ha nella mia vita, come posso vincere tutte quelle potenze oscure che mi fanno pressione? Che senso ha per me il deserto, cioè l’aridità, la fatica, la pesantezza che sto vivendo? Signore so che tu mi darai la forza per uscirne anche se non comprendo come…

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Dal Vangelo secondo Luca 4,1-13
 
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.
Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».
Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.