https://www.youtube.com/watch?v=Ja27lCOuMYc Presi per mano da Maria, oggi proviamo a varcare la soglia della fede, una fede in grado di fronteggiare lo strapotere del male e della morte, una fede che consente a Dio di compiere ciò che egli desidera. Chi di noi non conosce quotidianamente la fatica per rimanere fedeli al Signore? Chi di noi …

Presi per mano da Maria, oggi proviamo a varcare la soglia della fede, una fede in grado di fronteggiare lo strapotere del male e della morte, una fede che consente a Dio di compiere ciò che egli desidera.

Chi di noi non conosce quotidianamente la fatica per rimanere fedeli al Signore? Chi di noi non resta smarrito di fronte al male che sembra dilagare con una violenza diabolica e averla vinta? Chi di noi non patisce la disperazione, talvolta, per le innumerevoli maschere di cui il male si ammanta? La vita appare come una interminabile lotta mentre misuriamo ogni giorno di più l’esaurirsi delle forze per affrontare l’esistenza.

Ne parla già l’antico autore dell’Apocalisse quando racconta di un drago sempre pronto a divorare il bambino appena nato e attentare all’incolumità di sua madre.

C’è sempre qualcuno che vorrebbe impedire il nascere di qualcosa di nuovo, di diverso.

C’è sempre qualcuno che vorrebbe possedere, omologare e dominare.

Il progetto di qualcosa di nuovo, di diverso fa paura. Sempre a rischio e minacciato è ciò che viene alla luce.

Ma quello stesso autore narra anche di Dio che desidera un’umanità capace di fecondità e di vita e per questo ha costituito un segno, Maria, appunto. In lei e nel Figlio la nostra umanità è custodita accanto a Dio. L’Apocalisse narra di un Dio che sta dalla parte della fragilità e dei timidi germogli. Un Dio che chiede a ciascuno di noi di stare da quella parte, anche se è apparentemente perdente.

Beata colei che ha creduto, ripete Elisabetta. Ma che cosa aveva creduto quella ragazza di Nazaret sconosciuta ai più? Aveva creduto che ciò che il Signore dice lo compie, diventa realtà, anche se dovesse fare i conti con una evidenza che ha dell’impossibile, proprio come lo era la sua condizione di ragazza che non aveva conosciuto un uomo.

Beata colei che ha creduto… Maria crederà altresì che “non ultima è la morte”. Crederà che non solo il male ha il potere di contagiare ma anche il bene, anche la bellezza è contagiosa e non soltanto la volgarità, anche la grandezza d’animo è contagiosa e non solo la meschinità. È di questo che ci narra la festa dell’Assunzione di Maria. Non smettere, perciò, di guardare la storia dalla fine, dalla prospettiva di Santa Maria Assunta.

Torna ogni anno questa festa proprio a ricordare che vale la pena continuare a camminare perché quello che è accaduto a Maria è la primizia e la caparra di ciò che attende ognuno di noi. Maria ritenuta degna di stare accanto a Dio con la sua umanità, attesta che la vita è più forte della morte, l’amore più forte del male, il perdono più forte del risentimento.

Che cosa narra, ancora, quell’andare di Maria verso Elisabetta se non il desiderio di Dio di stare accanto ai luoghi dove tutto è ritenuto impossibile? Maria si è resa disponibile proprio ad essere segno di questo desiderio di Dio. Penso a noi resi segno di Dio che realizza l’impossibile grazie alla fede accordata alla sua Parola.

Come non pensare quel raggiungere in fretta una città di Giuda come il bisogno di un confronto? Maria avrà avuto bisogno anche lei di qualcuno che potesse ascoltare e comprendere quello che le stava accadendo. Ma per fare questo è necessario uscire dal circolo angusto del vicinato sempre pronto a misurare tutto secondo il registro della chiacchiera e del pettegolezzo. Maria sente il bisogno di raggiungere qualcuno che come lei è testimone del Dio dell’impossibile. Con chi mi confronto? A chi apro il cuore?

Quei suoi passi affrettati raccontano i tanti e contrastanti sentimenti che ella portava nel suo cuore. E così, una vergine e una sterile, l’impossibilità fatta persona, diventano il segno di Dio che fa grandi cose. L’una aiuta l’altra a rileggere la propria vicenda alla luce della comune fiducia nel Dio che non viene meno alla parola data. È questa memoria grata della promessa di Dio che dona forza al loro essere e al loro cammino.

La vergine e la sterile che partoriscono, sono il segno di quel rovesciamento che Dio realizzerà per l’umanità intera nella morte e risurrezione del Signore Gesù. Maria ed Elisabetta sono il segno che Dio può creare vita là dove c’è la morte.

L’Assunzione di Maria narra ciò che Dio vuole fare della nostra storia se non opponiamo resistenza all’azione del suo Spirito dentro di noi. Dio vuole l’umanità, tutta, accanto a sé, degna di gioire della sua comunione. Beati noi, se per la nostra fede, cammineremo nella consapevolezza che non ultima è la morte.