La speranza non delude, scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Roma. Quante volte verrebbe voglia di rispedirla al mittente quella lettera! Come puoi sperare in un futuro quando un brutto male ti sta invadendo o ti è strappato prematuramente un figlio? Come puoi sperare in un futuro quando la solitudine ha la meglio su legami e affetti per cui tanto hai investito o a deluderti è l’amico, il figlio, un fratello?

Quando la sventura ti opprime misuri tutta la tua impotenza. I discorsi fatti da gente di chiesa li senti fuori luogo, di circostanza. Nulla può cambiare. Verrebbe da dire all’apostolo Paolo: la speranza delude. Con i discepoli di Emmaus vorremmo dire a Gesù: noi speravamo.

La speranza non delude… ripete, ostinato, Paolo, non già perché finalmente gli eventi confermano le tue aspettative ma perché ti ritrovi una forza che ti permette di assumerli e attraversarli senza maledire la vita. Quante le situazioni in cui non si capisce come il germoglio della speranza possa ancora continuare a crescere! Ci sono situazioni che attestano come il futuro dell’uomo non sia mai irrimediabilmente compromesso. Perché? Perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori. Sin dalle prime battute della Genesi quando la situazione dell’uomo sembrerebbe senza ritorno, Dio attesta che lo slancio dell’avventura umana non è compromesso per sempre da un destino senza appello.

Dio non si rassegna a vedere conclusa per sempre quell’avventura di comunione che egli vive all’interno della Trinità e di cui vorrebbe rendere partecipe l’umanità intera. L’alleanza che egli stipula con l’uomo non si concluderà mai in un vicolo cieco. Questo dà all’uomo motivo di sperare: la fede in Dio per il quale io sono una passione d’amore.

Signore, che cosa è l’uomo perché tu te ne curi? In seno alla Trinità le tre persone divine non fanno altro che ripetersi: facciamo l’uomo a nostra immagine, Progetto mai definitivamente compiuto perché io sono fatto per l’eternità: sono creatura (participio futuro del latino creare), cioè prendo forma continuamente dalle mani di un Altro.

Sperare, perciò, significa credere che nessun uomo sia definitivamente prigioniero del suo passato. L’uomo è molto di più della sua congenita esperienza di limite, possiede in sé una impronta di Dio che nessuno può arrivare a cancellare.

In realtà, Dio per primo spera nell’uomo. Non impone mai il suo amore: solo fa i primi passi attendendo una nostra risposta. Nulla scalfisce la sua pazienza: né le nostre retromarce né le nostre infedeltà né i nostri tradimenti. La speranza, dunque, non è un espediente dell’uomo ma nasce nel cuore stesso di Dio.

Essa non si basa sui propri progressi o sulle nostre capacità. La speranza ha un solo fondamento: la fiducia nella fedeltà di Dio. Per questo per il credente non c’è mai nulla di assurdo. Infatti, anche quando l’uomo dovesse toccare il fondo Dio non cessa di suscitare uomini capaci di rianimare la speranza di un popolo. San Tommaso d’Aquino, considerando, stupito, i vari motivi dell’incarnazione, dice che il motivo principale è quello di permetterci di sperare. La speranza si è fatta carne: Dio ha scelto di venire a deliziarsi tra i figli degli uomini (Pr 8,31). Questo il volto di Dio rivelatoci da Gesù: un Dio che non disdegna la compagnia degli uomini. Ecco cosa ci permette di sperare.

La speranza cristiana non è il frutto di una nostra proiezione in un al di là fantastico, quasi una consolazione alle vicende drammatiche della vita. La speranza è la grazia di saper discernere in noi e attorno a noi i germogli di nuove opportunità, l’inizio di nuove partenze.

Persino l’insuccesso diventa rivelazione del misterioso e unico cammino possibile per l’uomo, lo stesso itinerario pasquale compiuto da Gesù. L’insuccesso ci invita a scoprire ciò per cui siamo fatti, a scegliere tra la folle ambizione di volerci realizzare con le nostre sole forze e la nostra vera grandezza: quella di lasciarci amare, di lasciarci portare a compimento da un Dio che ha avuto la strana idea di passare attraverso il fallimento della croce per dare significato a tutte le nostre disperazioni.

Lo Spirito di verità, egli vi condurrà alla verità tutta intera (Gv 16,12-13).

Lo Spirito Santo ci aiuta a riconoscere che ogni evento, persino la morte, una malattia, un momento di prova è soltanto un velo da rimuovere per approdare a una diversa visione delle cose. Ma questo, ognuno deve farlo per la sua parte.