SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

17 aprile 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 
Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Alleluia!
Questo è il giorno che ha fatto il Signore. Alleluia!
Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Oggi siamo in festa, perché il Signore è risorto: rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Oggi la morte e la vita si sono affrontate in un prodigioso duello: Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa! Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Oggi la pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo: questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi. Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!
Rallegriamoci ed esultiamo: Alleluia!

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Sal 117
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.

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Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 21,1-14
In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberiade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete a da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatrè grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.

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La certezza che ci manca
Ci sono notti e notti: non tutte si equivalgono. Ci sono notti in cui nulla sembra avere più la luce di un senso. Ci sono notti in cui non c’è esperienza di fede che tenga: Pietro era andato al sepolcro, aveva visto, il Signore si era mostrato loro la sera di Pasqua. Eppure… Ci sono notti in cui alla fatica impiegata si mescola la rabbia per gli esiti infruttuosi di operazioni su cui eravamo certi di poter contare. Ci sono notti in cui con più forza avvertiamo come una attrazione a  voler azzerare tutto, fare come se nulla sia accaduto nella nostra vita: volentieri riporteremmo indietro le lancette dell’orologio per evitare di prendere coscienza che il tempo trascorso nel mentre è passato invano, senza lasciare nulla se non un senso di vuoto. Notti di smarrimento quando Lui è assente. Notti interminabili: le tenebre sembrano sopraffare. Notti che con forza restituiscono soltanto la vergogna dell’essere ancora in vita: qualcosa ci ha strappato parole e speranze. Notti in cui non resta che mollare la presa.
Di quante cose è evocativo quell’io vado a pescare di Simon Pietro. Quasi un passato che ci fagocita e ci risucchia: la sfiducia sembra avere la meglio. A Simon Pietro e agli altri con lui non restava altro: tornare al vomito della propria volontà, avrebbe detto Francesco. Come biasimarli! Chi di noi non conosce battute d’arresto e l’eventualità di stare nella vita come farebbero i gamberi?
Si tratta dell’esperienza di chi non riesce ad aprirsi al nuovo, fatica a misurarsi con un nuovo ordine di cose e perciò cerca rifugio e conforto nella memoria di ciò che è stato o, comunque, nelle proprie competenze, nella propria iniziativa, in quello che sa fare da sempre. Ma, ahimè, da quel passato solo l’amara esperienza di un fallimento: Avete qui qualcosa da mangiare? No, niente.
È il momento di disorientamento e di confusione in cui non siamo in grado di riconoscere i tratti del Risorto: non si erano accorti.
Ma nessuno coincide con le notti di pesca andate a vuoto come nessuno coincide con la propria incapacità ad aprire gli occhi e riconoscere che lui, il Signore, è lì, proprio in quella notte e proprio in quella tenebra.
Indietro non si torna: la tentazione di un ritorno alla normalità da parte dei discepoli è superato da un credito di fiducia che essi accordano ad uno sconosciuto personaggio il quale sulla riva li chiama figlioli, termine che esprime tutta la tenerezza di un legame. Quello sconosciutochiede loro di riprovare. Una vera e propria richiesta di obbedienza, ma qui l’obbedienza è legata ad una promessa: gettate la rete… e troverete.
È necessario riprendere a frequentare la riva, provare, cioè, a prendere un attimo le distanze da ciò che ci sta travolgendo e fidarci di qualcuno o di qualcosa che già ci sta indicando che la rete va gettata dal lato opposto a quello della disperazione e della diffidenza. Ma io ho ancora una riva da frequentare?
Lui c’è: ti sta solo aspettando. “Non c’è miseria, tradimento, delusione e amarezza che non può essere vinta” (don Alessandro Santoro). Non c’è traversata della storia che a lui non stia a cuore: occhi invisibili ma non per questo meno amorosi seguono con tenerezza il tuo cammino anche se impervio. Ecco ciò che ci manca: questa certezza. Le mie notti gli stanno a cuore. Prova soltanto a rialzare la testa e ad accordare un piccolo credito di fiducia alla vita, la tua.
Ci sono notti che si possono attraversare solo grazie a qualcuno che è rimasto l’unico in grado di ristabilire connessioni senza lasciarsi sopraffare dagli eventi. Non è un caso che sia il discepolo che Gesù amava a riconoscere per primo: è il Signore! Egli è l’unico del gruppo a non essere fuggito, l’unico che quella sera, durante la cena, chinando il capo sul petto del Maestro aveva intuito qualcosa dell’amore che spingeva il Padre a fare dono del Figlio all’umanità. L’unico che il mattino di Pasqua, di fronte alla tomba vuota vide e credette. Lo sguardo nuovo di uno ha dato speranza e coraggio a tutti.
(don Antonio Savone)

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Invocazioni
Signore risorto, consegnato alla morte a causa delle nostre colpe e risuscitato per la nostra giustificazione
Lode a te, o Cristo!
Signore Risorto, morto e ritornato alla vita per essere il Signore dei morti e dei vivi
Lode a te, o Cristo!
Signore risorto, costituito Figlio di Dio con Potenza, secondo lo Spirito di santità
Lode a te, o Cristo!
Signore risorto, compimento delle profezie e fondamento della nostra fede
Lode a te, o Cristo!
Signore risorto, la pietra che è stata scartata dai costruttori, ma che è diventata la pietra d’angolo:
Lode a te, o Cristo!
Signore risorto, in cui tutto si rinnova e noi diventiamo nuove creature
Lode a te, o Cristo!
Signore risorto, primizia di coloro che sono morti e promessa della nostra risurrezione
Lode a te, o Cristo!
Signore risorto, in cui è piaciuto a Dio di far abitare ogni pienezza
Lode a te, o Cristo!

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Preghiera nel tempo della prova
Signore, Padre Santo,
tu che nulla disprezzi di quanto hai creato
e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,
guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.
Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.
Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.
Allontana da noi ogni male.
Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?
In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.
Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.
Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:
illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,
concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.
Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,
allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.
Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,
passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.
Intercedano per noi Maria nostra Madre
e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza
che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.
Amen.

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Regina Coeli
Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.
 
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.