SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

9 aprile 2020 – Giovedì Santo

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 
Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Benediciamo Dio Padre
che ci dona la pace, la carità e la fede nello Spirito del suo Figlio Gesù,
che per noi ha vissuto una Pasqua
di passione, morte e risurrezione!
Il Signore è buono e grande nell’amore!
Questa è la sera in cui il Signore si è manifestato quale servo di Dio lavando i piedi ai suoi discepoli. Questa è la sera in cui il Signore ha lasciato nell’eucaristia
il memoriale della nuova alleanza.
Rivivendo le parole e i gesti del Signore Gesù noi vogliamo partecipare dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti,
del suo amore che ci ha portato la salvezza.

Sal 115
Che cosa renderò al Signore,
per tutti i benefici che mi ha fatto?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
Agli occhi del Signore è preziosa
la morte dei suoi fedeli.
Io sono tuo servo, figlio della tua schiava:
tu hai spezzato le mie catene.
A te offrirò un sacrificio di ringraziamento
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo.

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Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

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La trama e l’ordito
Ci sono eventi e situazioni, talvolta, che racchiudono e anticipano il senso di un’intera esistenza. A volte basta un attimo per ricapitolare ogni cosa. Ho avuto la grazia di accompagnare tanti fratelli e sorelle nell’ultimo passaggio da questo mondo al Padre e in quei momenti ti accorgi di come non ci sia nulla di improvvisato e tutto, invece, abbia il sapore della verità di un’esistenza e quindi divenga testamento.
Quella sera, la sera prima di morire, dovette essere proprio così per Gesù.
Il gesto della lavanda dei piedi come quello della cena con i suoi, non era il colpo di teatro prima di uscire dalla scena: parole e gesti di quella sera esprimevano quanto egli aveva vissuto lungo tutto l’arco della sua presenza tra gli uomini. Nel pane e nel vino c’era tutto di lui e tutto veniva consegnato in dono, ogni attimo, ogni istante. Aveva scelto l’ultimo posto e non per strategia, non aveva mai rivendicato prerogative che in qualche modo lo accreditassero se non quella di percorrere la strada di tutti. Noi recitiamo, lui no. Quello che stava per fare non era certo letteratura.
La cena e i gesti di quella sera erano stati a lungo preparati. Oseremmo dire, da sempre. Chinarsi e spezzare sono da sempre i verbi di Dio:
–        già quando in seno alla Trinità, il Figlio aveva accettato l’avventura umana rendendosi disponibile tanto all’accoglienza quanto al rifiuto (un Dio che si fa uomo!);
–        poi quando aveva scelto la ragazza di Nazaret e ne aveva chiesto il grembo (“da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?”, obietterà candidamente Natanaele);
–        quando aveva avuto bisogno di un alloggio di fortuna per vedere la luce in quel di Betlemme (“non c’era posto per loro”);
–        ancora quando era stato costretto all’esilio come un colpevole per la follia omicida di un re che sentiva suo rivale un bambino;
–        poi quando per anni aveva fatto suo il servizio quotidiano e il nascondimento di Nazaret (“scese e stava loro sottomesso”);
–        quando ancora aveva girato di villaggio in villaggio come uno che non ha dove posare il capo;
–        quando aveva concesso il perdono a chi aveva molto amato;
–        quando era andato a cercare e trovare chi era perduto;
–        quando aveva condiviso pochi pani e del pesce sfamando la fame di un’intera folla;
–        quando era entrato a Gerusalemme a dorso di un asino.
Nulla di improvvisato. Oggi mi ritrovo a pensare alla mia, alla nostra vita di cui non sempre riusciamo a riconoscere il diritto e il rovescio, la trama e l’ordito. Penso a tante pagine che, forse, in modo maldestro vorremmo strappare o comunque rimuovere. Eppure, anche per noi è vero che tutto tesse la trama di una storia il cui compimento è Dio stesso, grazie al quale persino le contraddizioni sono materiale prezioso: tutto verrà ricomposto. Anzi, la pietra che maggiormente scartiamo, proprio quella Dio usa come testata d’angolo. Il tradimento di Giuda come il rinnegamento di Pietro e la fuga di tutti, diventano l’esperienza grazie alla quale tocchiamo con mano fino a che punto siamo stati amati. Tra non molte ore, infatti, canteremo ancora una volta: “Felice colpa!”.
Gv insiste a lungo circa il fatto che sebbene non sia Gesù a determinare quanto di lì a poco accadrà, di fatto non subisce passivamente: il corpo dell’uomo Gesù di cui i suoi accusatori si impossesseranno, era già un corpo dato; il sangue che da lui verrà effuso, era già un sangue versato. Quello che dalla parte degli uomini manifesta la loro volontà peccaminosa, dalla parte di Gesù, invece, esprime l’ostinazione dell’amore. Lo stesso evento può essere letto secondo un duplice versante: di morte, dal versante umano, di vita, dal versante di Dio.
Spogliarsi delle vesti, cingersi di un asciugatoio e inginocchiarsi di fronte a ognuno di quei compagni di avventura di cui conosceva aspettative, speranze e fragilità più o meno celate, era solo l’ennesima occasione offerta loro perché apprendessero ancora una volta in che modo si sta al mondo e in che modo si edificano le relazioni, in che modo si costruisce la comunità cristiana. Le relazioni si edificano dando attenzione alle cose più piccole e usando tenerezza per le più fragili: per questo laverà i piedi dei discepoli, ossia la parte che più dice la vulnerabilità e l’instabilità.
Eppure, anche alla fine, emerge l’incomprensione e non già da parte di uno a caso, no. È l’incomprensione del primo degli apostoli. Insieme all’incomprensione, Pietro non tarda ad esprimere addirittura il disappunto per quel gesto. Quel disappunto di Pietro tradisce tutta la fatica a concepire l’esistenza di una persona dispiegata secondo lo stile del farsi ultimo. Quel disappunto non tarderà a manifestarsi come misconoscimento di un possibile rapporto con quell’uomo Gesù.
“Quello che faccio tu ora non lo capisci”: è vero, Signore, anch’io non capisco e recalcitro con e come Pietro.
In ginocchio: ecco il posto del Signore e del Maestro. In ginocchio davanti a persone che non meritavano quanto egli stava per donare. Dio si china! Ma no, come è possibile? Altra è la strada: se Dio è Dio, non deve agire così. Penso a tutte le situazioni in cui mi verrebbe da suggerirgli percorsi e modalità. E, invece, lui ripete: “lo capirai dopo!”.
In ginocchio: ecco il posto del discepolo. Chinandosi, Dio mi insegna a fare lo stesso. In ginocchio davanti a chi non sempre è in grado di riconoscerci e accoglierci per quello che siamo; in ginocchio davanti a chi vede le cose sempre con una punta di ironia e, talvolta, addirittura di cattiveria.
Aiutami, Signore, ad attendere il tempo in cui anch’io potrò capire che assumere il tuo stile non è mai infruttuoso.
(don Antonio Savone)

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Hai dato la tua vita come pane posto sulla tavola, fatto a pezzi e distribuito
affinché tutti, tendendo le mani e il cuore, possano riceverne e nutrirsene.

Hai dato la tua vita, come vino versato nella coppa e offerto, affinché tutti, tendendo le labbra e il cuore, possano prenderne e rallegrarsene.
Hai consegnato tutto, Signore Gesù, e con la tua vita donna come pane, come vino,
il mondo intero può gustare l’amore di Dio moltiplicato all’infinito per tutti i figli della terra.

Benedetto sei tu, Signore Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto la vita e tutto quanto ci serve per vivere. Ti presentiamo la nostra esistenza perché diventi un segno del tuo amore!
Benedetto nei secoli, il Signore!
Signore, tu hai scelto ciò che è essenziale e quotidiano sulla nostra mensa per rappresentare il dono della tua vita. Ti ringraziamo perché hai scelto un linguaggio semplice e chiaro che ci aiuta a comprenderti e a imitarti nel donare la nostra vita per gli altri. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli!
Amen!
Litania del Servire
Come Gesù ama gli uomini ed è al loro servizio, così anche noi dobbiamo amarci e servirci reciprocamente.

  • –  Chi ama deve servire.
  • –  Chi serve ama.
  • –  Chi serve non pensa a se stesso.

Donaci la capacità di servire, come hai fatto tu!

  • –  Chi serve ha tempo per gli altri.
  • –  Chi serve può stare a sentire e capire.
  • –  Chi serve è generoso perché altri sono ancora più poveri.

Donaci la capacità di servire, come hai fatto tu!

  • –  Chi serve non condanna gli altri.
  • –  Chi serve supera il male e procura la pace.
  • –  Chi serve continuerà ad agire per amore anche quando si sentirà incompreso.

Donaci la capacità di servire, come hai fatto tu!

  • –  Chi serve agisce come Gesù.
  • –  Chi serve assume su di sé la croce.
  • –  Chi serve è grande davanti a Dio.

Donaci la capacità di servire, come hai fatto tu!
O Gesù, nostro Maestro e Signore,
che nell’ora di passare da questo mondo al Padre, hai lavato i piedi ai discepoli
e nell’Eucaristia ci hai lasciato
il testamento del tuo amore,
fa’ che impariamo da te,
a ricambiare questo immenso dono
nell’amore vicendevole
e nel servizio fraterno.
Amen.
Preghiera nel tempo della prova
Signore, Padre Santo,
tu che nulla disprezzi di quanto hai creato
e desideri che ogni uomo abbia la pienezza della vita,
guarda alla nostra fragilità che ci inclina a cedere.
Fa’ che il nostro cuore regga in quest’ora di prova.
Perdona la nostra incapacità a far memoria di quanto hai operato per noi.
Allontana da noi ogni male.
Se tu sei con noi chi potrà essere contro di noi?
In ogni avversità noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.
Facci comprendere che la bellezza che salva il mondo è l’amore che condivide il dolore.
Benedici gli sforzi di quanti si adoperano per la nostra incolumità:
illumina i ricercatori, dà forza a quanti si prendono cura dei malati,
concedi a tutti la gioia e la responsabilità di sentirsi gli uni custodi degli altri.
Dona la tua pace a chi hai chiamato a te,
allevia la pena di chi piange per la morte dei propri cari.
Fa’ che anche noi, come il tuo Figlio Gesù,
passiamo in mezzo ai fratelli sanando le ferite e promuovendo il bene.
Intercedano per noi Maria nostra Madre
e tutti i Santi i quali non hanno mai smarrito la certezza
che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio.
Amen.