I congedi sono sempre momenti di verità. Mentre Gesù sta per andarsene consegna ai discepoli di ogni tempo ciò che conta davvero e lo fa alzando gli occhi al cielo. I passaggi – ci viene detto – non si affrontano attingendo soltanto alle nostre risorse che sono molto esigue. I passaggi si attraversano attingendo forza dall’alto e imparando a riposare sul cuore stesso di Dio. È solo la preghiera che ci permette di non smarrire l’orientamento. Quanti passaggi ci sono chiesti! I più sono subiti, altri sono rimossi, altri ancora o non riconosciuti o, addirittura, maledetti. Eppure, lo vogliamo o no, non possiamo evitarli, come non potremo evitare l’ultimo che potrà essere riconosciuto e accolto, solo se saremo stati capaci di affrontare nella serenità e nella fiducia quelli che ci sono stati chiesti mentre eravamo ancora in vita.
Credo sia sant’Ambrogio che dica: “Sforzati di fare della tua vita un passaggio continuo”.
Ce lo insegna l’apostolo Paolo quando, prendendo congedo dagli anziani della Chiesa afferma: “Non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile”. Alla fine di tutte le sue peripezie, Paolo ricorda che il tesoro più prezioso da custodire non è la propria esistenza ma il dovere di far conoscere il vangelo. “Non ritengo in alcun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù”. “Catene e tribolazioni”, per quanto drammatiche, non possono impedire ciò a cui egli si sente chiamato.
Dimentichiamo troppo spesso che l’essere venuti alla luce, l’aver ricevuto il dono della vita non è qualcosa che abbiamo stabilito noi: è dono, appunto, un dono del Signore. Ben a ragione il Catechismo, alla domanda “Per qual fine Dio ci ha creato?”, rispondeva: “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra in paradiso”.
La vita ha senso se diventa un luogo in cui conoscere Dio, imparare ad amarlo e al cui servizio gioire di essere. A ciascuno di noi è stato affidato un compito e il tempo a noi concesso è l’occasione per portare a compimento il servizio assegnato. Tutto questo non accade magicamente ma attraverso una vera e propria lotta che esprime il motivo per cui vogliamo spendere la nostra esistenza.

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Dal Vangelo secondo Giovanni 17,1-11a

In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».