Chissà cosa deve aver pensato allorquando, alla sua richiesta di poter finalmente conoscere qualcosa di Dio, Filippo si era sentito rispondere: “Possibile? Ma allora non hai capito proprio nulla. Tu il Padre hai modo di vederlo in ogni istante dal momento che condividi la vita con me”. No, Filippo non aveva capito granché. Sì, certo, Gesù lo affascinava, nulla da dire. Infatti, si era fidato di lui tanto da legare la sua vita a quella del Maestro, ma credeva che Dio fosse qualcuno inaccessibile, qualcuno che mai più si sarebbe degnato di spartire la vita con lui e con gli altri, qualcuno da raggiungere attraverso chissà quale strano percorso. E, invece, era lì, ogni giorno accanto a lui.

Pur conoscendo Gesù molto bene non era ancora stato in grado di riconoscere chi egli fosse per davvero. Per Filippo, ma non solo per lui, la ferialità non si addice a Dio, il dimesso non può essere il suo vestito, l’irrilevanza non può appartenergli, il sottotono non gli si confà.

Accade anche a me: ho dimestichezza con il Signore, mi sento a casa con lui, ma forse ho capito ancora ben poco di lui. Forse anch’io mi attendo chissà quale particolare rivelazione che finalmente mi rassicuri di essere finalmente alle prese con Dio.

Come ci rileggono le parole che l’Innominato de “I Promessi sposi”, rivolge al Cardinal Federigo, quando esclama: “Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi! Se lo sentissi! Dov’è questo Dio?”.

Già: il problema, sembra dire Gesù, è il nostro immaginario su Dio per scardinare il quale ce ne vuole. Alla generazione di Gesù non bastò neppure la sua presenza fisica in mezzo a loro per convincerli che Dio non coincide con quello che da sempre gli uomini hanno finito per attribuirgli. Penseranno addirittura che le opere compiute da Gesù non venivano da Dio ma dal suo oppositore.

Per questo, con parole tanto umanissime quanto accorate, Gesù non poté non chiedere al Filippo di sempre: “Ma tu ti fidi di me?”.

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Dal Vangelo secondo Giovanni 14,7-14

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.