Proprio non se l’aspettava, l’uomo dalla mano paralizzata, di essere messo al centro della sinagoga. Lì, in quel luogo in cui al centro dovevano esserci i testi sacri verso i quali manifestare venerazione e ascolto, viene chiamato lui, lui così com’era. Peraltro, si era talmente abituato alla sua condizione di uomo impossibilitato ad agire e perciò bloccato, che non era stato neanche capace di formulare una richiesta di aiuto. La sua era la stessa situazione descritta dal profeta Ezechiele allorquando parla del suo popolo come di ossa inaridite, impossibilitate, da sole, a riprendere vita, morte com’erano (37,2). Anche la situazione di quell’uomo doveva essere senza uscita. Frequentava la sinagoga senza aspettarsi più nulla, neanche da Dio. Probabilmente, ad avere la meglio su di lui erano la vergogna e l’imbarazzo, proprio come accade a noi quando registriamo sulla nostra pelle il marchio di una situazione irreversibile.
Con quello stato di infermità pativa su di lui una triste condizione di emarginazione, visto che la malattia richiamava una certa responsabilità peccaminosa. Eppure, questa sua situazione non è un impedimento per Gesù, il quale non tarda a chiedergli: “Alzati, vieni qui in mezzo”. C’è un dono da accogliere, un dono immeritato, gratuito, appunto. Ma perché possa essere ricevuto è necessario che quella mano che tutto afferra, ridiventi capace di aprirsi senza impossessarsi di ciò che le viene deposto sopra. Gesù è venuto a donare il sabato di Dio, ha consentito, cioè, all’uomo di entrare nella vita stessa di Dio.
La mano essiccata è figura del nostro cuore indurito, insensibile, diffidente. Non è un caso che sia un miracolo che è tutto iniziativa di Gesù, che oltre il dono del sabato, deve creare mani per accoglierlo. Ecco perché si tratta di un miracolo che è questione di vita o di morte. Ed è infatti il miracolo più difficile dal momento che gli costerà la vita.
Alzati… è necessario risuscitare, passare, cioè, dalla rassegnazione all’iniziativa, dall’essere relegato in un angolo all’essere posto in mezzo. D’ora in avanti non più un testo sacro al centro, ma l’uomo con il suo bisogno.
Ci sarebbe di che gioire di fronte ad un uomo restituito alla sua integrità fisica. E invece no. C’è sempre qualcuno che, anche a costo di mettersi contro Dio, crede di dover difendere i diritti di Dio. I farisei attendono soltanto che Gesù faccia un passo falso per avere di che accusarlo. Gesù non se ne cura perché è venuto proprio per liberare l’uomo da una interpretazione della volontà di Dio fatta di precetti che alienano dalla vita. Per Gesù il bene dell’uomo viene prima di ogni osservanza formale di una legge. Guai ad osservare la legge per la legge: “Il sabato è stato fatto per l’uomo…”, aveva appena fatto osservare.

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Dal Vangelo secondo Marco (3,1-6)
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.