Gesù ha appena fatto rinascere una donna scampata alla lapidazione. Siamo a Gerusalemme, verosimilmente siamo in uno spazio sacro, il tempio, con i rappresentanti della più pura ortodossia. Eppure non c’è incontro. Anzi, c’è scontro. La gente che onora Dio avrebbe voluto usare le pietre del tempio per ridurre al silenzio colui che Dio stesso ha inviato.

L’impenetrabilità: è impenetrabile il gruppo dei Giudei alle parole di Gesù. Di Gesù più volte il vangelo riporta:“parla come uno che ha autorità”. La sua, cioè, è una parola che accade. Alla parola di Gesù si aprivano gli orecchi, si scioglieva la lingua, si dischiudevano gli occhi. E il cuore? Strano ma vero: il cuore, se non sei tu ad aprirlo, nemmeno la forza della Parola di Gesù lo può aprire. Dio si ferma. Si ferma davanti alla tua libertà.

Ci sconcerta l’impenetrabilità umana. Ancor più quella del mondo religioso. Gesù non sta parlando a degli atei, a dei non credenti. Si rivolge agli uomini della religione. Che frequentano il tempio, parlano di Dio, che sanno chi è dentro e chi è fuori. Che in nome di Dio si arrogano il diritto di uccidere, che in nome della ortodossia si sentono autorizzati a scagliare pietre.

L’impenetrabilità del mondo religioso: “la mia parola non trova posto in voi”. Persino il tempio non è più occupato da Dio ma dalla supponenza dei suoi rappresentanti che tutto giudicano senza mai mettersi personalmente in discussione.

Ci si richiama alla memoria del passato sbandierando appartenenze (ad Abramo, a Mosè, ai padri). Ma è una memoria vuota.

Sei di Abramo? Ma Abramo com’era? Non certo arroccato.

È il pericolo anche del nostro mondo religioso dove ci sono i riti, le leggi, i codici, ma non c’è più la fede. Perché? Il verbo tipico della fede è uscire. “Il Signore disse ad Abramo: vattene dal tuo paese… verso un paese che io ti indicherò”.

Si è credenti, se si esce.

Ci si illude di essere credenti se tutto è a misura del nostro paese, del nostro mondo, del nostro sguardo. La fede è dislocazione. Dislocazione verso un Dio che non vedi, una terra che non si vede. Come è possibile? Solo se la nostra è relazione viva e non già il perpetuare di un qualcosa che ci è stato consegnato ma più non parla a noi.

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Dal Vangelo secondo Giovanni 8,12-20

In quel tempo, Gesù parlò [ai farisei] e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me».
Gli dissero allora: «Dov’è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Gesù pronunziò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.