‘Abbiamo trovato il Messia…’
Ha un suo fascino il Gesù in movimento: è la narrazione di un Dio che non tiene nulla per sé ma tutto condivide con chi incrocia i suoi passi. Davvero nel mistero dell’Incarnazione Dio ha fatto sì che noi diventassimo ricchi mediante la sua povertà: ci ha permesso di attingere a piene mani alla ricchezza della sua condizione e, in particolare, di avere accesso alla sua stessa relazione con il Padre. Se la condizione è diventare suoi discepoli, il fine è diventare suoi fratelli. A pieno titolo.
Chi ha avuto la grazia di incontrare il Signore, diventa sprone per chiunque ad andare oltre se stesso, a non accontentarsi di ciò che si è raggiunto, a passare dal sospetto alla fiducia.
Filippo ci insegna che cos’è la vera amicizia: permettere all’altro di avere accesso alla sua stessa amicizia con Gesù. Non è questo ciò che dovrebbe caratterizzare la comunità cristiana, cioè trovare casa presso il Signore ed essere tramite perché ciò accada a chiunque?
Perché questo accada, però, è importante farsi trovare intenti a cercare ciò di cui abbiamo più bisogno, come ci attesta la vicenda di Natanaele.
La parola passa ma non sul filo noioso di una dichiarazione. Passa sul filo dei legami, dell’amicizia, in un raccontare che è lontano dal parlare come un libro stampato. Il racconto nasce non dall’aver imparato a memoria ma dalla memoria del cuore, dalla memoria di un incontro. È possibile riportare l’emozione di quell’incontro: “Abbiamo trovato il Messia” e allora la gioia diventa contagiosa. Ma questo trovare non è la fine dell’avventura: anzi, è solo l’inizio.
E allora comprendiamo che si è discepoli quando Cristo non è per noi soltanto una verità da custodire nell’archivio dei nostri dogmi o da utilizzare a sostegno delle nostre certezze. È invece una presenza che ci appassiona, ci colma di stupore.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (1,43-51)

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».