‘Guai a voi, farisei’…
In guardia dall’esibizionismo… Trovo in questa parola un invito a mutare lo sguardo, un invito a mutare il proprio sentire.
Jean-Paul Sartre, nella sua autobiografia, usa una frase feroce per definire l’atteggiamento religioso di suo nonno: “Mio nonno era un attore troppo bravo per non aver bisogno di un Grande Spettatore che chiamava Dio”.
Troppo della nostra esistenza anche religiosa è vissuto non già alla presenza del Signore ma come davanti ad una sorta di platea. Come se la validità di ciò che tu compi sia dato dalla risonanza e dalla plausibilità che esso riscuote da parte dei tuoi spettatori. È il rischio di quello che Gesù definirà ipocrisia. La vita come una recita che tu compi davanti agli altri o persino davanti a te stesso. Talvolta, infatti, può accadere di mettersi al proprio cospetto, davanti ad una sorta di platea interiore che impedisce relazioni vere con sé, con Dio e con i fratelli.
Gesù ci mette in guardia da una religiosità ridotta a spettacolo.
Mi avvicino a Dio solo quando ho il coraggio di non allontanarmi dal prossimo. Ho incontrato davvero il Signore solo se ho avuto la capacità di riconoscerne i lineamenti sul volto di chi mi sta accanto.
Se il tuo incontro con Dio non apre i tuoi occhi a riconoscerlo nel fratello, vuol dire che Dio è scomparso dal tuo orizzonte o, meglio, che tu ti sei allontanato dagli orizzonti di Dio.
Ci si converte amando e si ama condividendo. Quando manca il collegamento tra religione e umanità, hai incontrato soltanto un dio opera delle tue mani e non il Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Se abiti con il Signore (se, cioè accetti di condividerne la sua più intima passione) puoi stare dovunque: anche all’ultimo posto.

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Dal Vangelo secondo Luca (11,42-46)

In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».