Il Signore che dispone i tempi del nascere e del morire, nella sua infinita misericordia ha chiamato a sé Franca proprio nelle ore in cui si ricorda il transito di S. Francesco. E noi, oggi, prendiamo congedo da lei, proprio nel suo giorno onomastico.

Con che spirito siamo invitati a vivere questo congedo dal corpo fisico di Franca?

Resterà un mistero come Franca abbia affrontato i lunghi dodici anni in cui, bloccata da una paresi, ha dovuto rinunciare ad esprimersi con la parola per affidare, invece, al suo sorriso ciò che avrebbe voluto esprimere. Da quella cattedra scomoda su cui è stata costretta a salire, non ha mai smesso di impartire la lezione più alta di chi ha imparato a vivere affidata alla premura e alla cura dei suoi, il marito Pasquale e la figlia Simona, che sono stati oltre che suoi custodi, i suoi interpreti.

Ci sono due momenti della vita di s. Francesco che hanno una particolare valenza in questo frangente: il dono delle stimmate e la composizione del Cantico delle creature.

Le stimmate esprimono in maniera visibile la tensione che ha costantemente guidato Francesco, il desiderio di seguire Gesù e di configurarsi a lui totalmente. Francesco resta uomo che vive di fiducia e perciò totalmente abbandonato a Dio, uno che non fa calcoli e non cerca sicurezze sue, né in ciò che ha, né in ciò che è, né in ciò che sa, ma tutto riceve dal Padre e a lui si affida totalmente.

Come non leggere in questo ciò che Franca ha vissuto fino in fondo in pienezza?

Tale abbandono non è mai senza una lotta e una sofferenza profonde. Francesco arriverà alla Verna portandosi tanti dubbi su di sé, sulla via che sta seguendo, sulle scelte fatte.

Non nasce, certo, in una condizione di affidamento, ma la raggiunge e la accoglie come dono di grazia.

Questa lotta interiore, nell’esistenza del credente, assume spesso la forma della resistenza. La croce non risponde a dei criteri umani e tanto meno è riconosciuta come efficiente. Nondimeno però è efficace perché diviene il luogo in cui si manifestano la forza e la sapienza di Dio.

Il secondo momento della vita di Francesco cui guardare è quello del Cantico delle creature. Francesco è un uomo che impara a cantare: il canto in lui è espressione di una gioia autentica, quella che definirà perfetta letizia. Qual è la radice di questa letizia?

Guardando all’esperienza di Francesco possiamo dire che si tratta di una condizione interiore di profonda serenità, sostenuta dalla capacità di restare nella pace e, ogni volta, di ritrovare pace nello Spirito, soprattutto nei momenti di paura e ribellione.

Come non rileggere così il sorriso di Franca? La capacità di restare nella pace.

La letizia per Francesco non viene dall’assenza di fatiche o di preoccupazioni; essa è frutto della capacità di entrare in ogni cosa con la certezza dell’amore di Dio. La gioia e la pace radicano in una profonda esperienza di fede.

Il Cantico esprime un modo di vivere, l’atteggiamento interiore grazie al quale stare davanti a Dio e alla vita. La cosa più straordinaria è che Francesco scopre la bellezza delle creature, quando ormai non le vede più, non può più godere di esse, quando la luce stessa gli procura una sofferenza indicibile. Quando è ormai crocifisso dentro e fuori. Ne L’annuncio a Maria di P. Claudel così è scritto: “Or che son tutta spezzata, il profumo s’espande”.

Dostoevskij ne L’idiota mette sulle labbra del principe Myškin queste parole: “Il mondo sarà salvato dalla bellezza. Ma quale bellezza salverà il mondo?”. Franca oggi risponderebbe che non sarà l’amore della bellezza in sé a salvare il mondo, ma la bellezza dell’amore, quella che vorremmo apprendere anche noi, come una sorta di testimone.