‘Si chinò su di lei…’
Un Dio che si fa accanto…
Si parla di Dio con il linguaggio e le occasioni che più noi conosciamo. L’incarnazione in atto in tutta la sua essenzialità e nudità. Non ci sono templi, non ci sono altari, non ci sono riti, non parole religiose che stabiliscono una separatezza. Qui tutto ha il linguaggio umano, quello di una umanità malata. Un’umanità malata e un Dio accanto, anzi, un Dio immerso nelle esperienze e nelle ore di questa umanità, un Dio non separato ma alle prese con la carne dell’umanità. Luoghi e situazioni non creati ad hoc ma quelli che sono: questi Dio visita. La sinagoga, la strada, la casa, davanti alla porta, il luogo deserto. In questo visitare luoghi e situazioni c’è spazio addirittura per la donna, in un tempo in cui questa figura non aveva nessuna rilevanza se non quella di trasmettere la vita.
Un Dio che nega ogni religione che viva sulla distanza da produrre tra l’uomo e Dio, nega “ogni religione che non sia incarnazione”. Non ha paura dell’uomo, Dio. Non si tiene a distanza, Dio. Tocca addirittura una donna, appunto, senza paura né del contatto né del corpo. Si lascia disturbare e interessare da ciò che sta a cuore alle nostre relazioni: lo pregarono per lei.
E quando giunge nella casa della suocera di Simone di nuovo non parole magiche ma gesti tra i più comuni: “si accostò, la prese per mano, la sollevò”. Il tenersi a distanza, infatti, non solleva nessuno. Verbi che Gesù consegna a ogni comunità di credenti: creare vicinanza e farsi carico, assumere, non per risolvere, anzitutto, ma per sollevare. E nell’avvicinarsi viene a rivelare un’altra umanità.
Mi pare emerga un invito a non sfuggire l’immersione, come Gesù non l’ha sfuggita. L’immersione nella vita degli uomini è il segno della fedeltà a Dio e all’uomo. È l’unica forma della rivelazione evangelica di Dio. Qui sta o cade il nostro cristianesimo, la nostra fede.
L’immersione di Gesù è una immersione in un certo tipo di umanità, un’umanità sofferente. Gesù passa dentro le sofferenze della gente. Perché? Perché al problema del male, della sofferenza, non ci sono risposte. E Gesù infatti non risponde con le parole al problema del male. La risposta è la condivisione del male di vivere, la risposta è un Dio immerso, un Dio che sta accanto con infinita compassione.

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Dal Vangelo secondo Luca (4,38-44)
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva.
Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».
E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea.