La volontà di Dio è volontà di vita. Egli non castiga se la nostra fiamma è debole, ma la fa diventare luminosa. Non rompe ciò che è sul punto di spezzarsi, ma si fa medico e guarigione. Non grida, perché se la voce di Dio suona aspra non è la sua voce. Alla verità basta un sussurro. Non spezza la fiamma debole: in ogni uomo, anche nel più smarrito, c’è sempre un soffio di fumo, segno di fuoco morente, certo, ma soprattutto di fuoco possibile ancora. A Dio basta un po’ di fumo: lo lavora, lo circonda di cure e speranza, soffia fino a che ne sgorga nuovamente la fiamma.
Il Dio che riconosciamo incarnato in Gesù è il Dio servitore della vita incerta. Davanti a lui, allora, sono libero, come davanti a nessuno, libero persino di non essere forte, di non essere grande, libero di essere debole.
Ci sono tre no nel programma del servo di Yahvè:
“non griderà, né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce”: caratteristica del Messia non è l’arroganza, non l’insulto, neppure il coprire la voce degli altri. Il suo stile non sarà caratterizzato da spettacolarità. Dal giorno del battesimo riconosci che Gesù  ha un umile sentire di sé.
“non spezzerà la canna incrinata…”: sua caratteristica sarà ancora l’essere sostegno ai vacillanti. Non lo caratterizzerà la distanza dalla gente che fatica, ma la condivisione di quella stessa esperienza. Anch’egli segnato da fragilità e debolezza.
“non verrà meno, non si spezzerà finché non avrà stabilito il diritto sulla terra”: sua caratteristica la fedeltà al progetto del Padre fino in fondo.
Questo lo stile del Figlio di Dio: questo lo stile dei figli di Dio. Come lui anche noi immersi in questo programma di vita: non gridare, non spezzare, non venir meno.
E il segno della nostra appartenenza alla comunità cristiana non è soltanto una celebrazione rituale, ma questo stile di vita.
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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 12,14-21
In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le nazioni».

2 pensieri su “Il Dio servitore della vita incerta – Sabato XV del T.O.

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