‘Perché guardi la pagliuzza…?’
Come guardo? E cosa guardo?
La Parola di Dio che scruta i pensieri e i sentimenti del cuore ci porta quest’oggi a riconoscere la trave che di fatto abbiamo nel nostro occhio. Se, infatti, può accadere che nell’occhio del fratello ci sia una pagliuzza, è certo che nel nostro c’è una trave.
C’è un mondo di pregiudizi e di precomprensioni che non ci permette di leggere le cose nella giusta luce: la lettura, infatti, non è mai oggettiva ma sempre filtrata da ciò che il nostro cuore custodisce. Accade spesso che la negatività che custodiamo dentro di noi finisca per gettare ombre anche su ciò che è intrinsecamente buono. Non è stato forse così tra molti destinatari dell’annuncio evangelico (scribi, farisei, sacerdoti) e il Figlio di Dio? Verrà un momento in cui il Figlio stesso sentirà il bisogno di dire: “Vi ho fatto vedere molte opere buone: per quale di esse volete condannarmi?”.
Per questo è necessario apprendere la lentezza nel giudizio e la disponibilità pronta nell’ammirazione. La giusta lettura delle cose si dà solo quando si è onesti nel chiamare per nome il male che c’è dentro di noi: non poche volte, infatti, rischiamo di consegnare come dato di fatto solo ciò che è frutto della nostra immaginazione.
Si può arrivare a vedere bene – e questo è ciò a cui siamo chiamati – solo dopo aver riconosciuto con umiltà e rammarico che non ho da vantare una patente di innocenza. Quanto avremmo bisogno della lucidità di fr. Christian de Chergé, priore dei monaci di Thibirine uccisi in Algeria, quando poco prima della sua morte arriva a scrivere: “Ho vissuto abbastanza per considerarmi complice del male che sembra, ahimé, prevalere nel mondo, e anche di questo che mi può colpire alla cieca… La mia vita… non ha l’innocenza dell’infanzia”.
Non ci si può ergere a giudici e correttori degli altri se prima non abbiamo intrapreso un serio itinerario di chiarificazione personale e di presa di distanza dal male che è in noi.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 7,1-5
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Un pensiero su “Come guardo? – Lunedì XII del T.O.

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