I congedi sono sempre momenti di verità. Mentre Gesù sta per andarsene consegna ai discepoli di ogni tempo ciò che conta davvero e lo fa alzando gli occhi al cielo. I passaggi – ci viene detto – non si affrontano attingendo soltanto alle nostre risorse che sono molto esigue. I passaggi si attraversano attingendo forza dall’alto e imparando a riposare sul cuore stesso di Dio. È solo la preghiera che ci permette di non smarrire l’orientamento. Quanti passaggi ci sono chiesti! I più sono subiti, altri sono rimossi, altri ancora o non riconosciuti o, addirittura, maledetti. Eppure, lo vogliamo o no, non possiamo evitarli, come non potremo evitare l’ultimo che potrà essere riconosciuto e accolto, solo se saremo stati capaci di affrontare nella serenità e nella fiducia quelli che ci sono stati chiesti mentre eravamo ancora in vita.
Credo sia sant’Ambrogio che dica: “Sforzati di fare della tua vita un passaggio continuo”.
Ce lo insegna l’apostolo Paolo quando, prendendo congedo dagli anziani della Chiesa afferma: “Non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile”. Alla fine di tutte le sue peripezie, Paolo ricorda che il tesoro più prezioso da custodire non è la propria esistenza ma il dovere di far conoscere il vangelo. “Non ritengo in alcun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù”. “Catene e tribolazioni”, per quanto drammatiche, non possono impedire ciò a cui egli si sente chiamato.
Dimentichiamo troppo spesso che l’essere venuti alla luce, l’aver ricevuto il dono della vita non è qualcosa che abbiamo stabilito noi: è dono, appunto, un dono del Signore. Ben a ragione il Catechismo, alla domanda “Per qual fine Dio ci ha creato?”, rispondeva: “Dio ci ha creato per conoscerlo, amarlo e servirlo in questa vita, e per goderlo poi nell’altra in paradiso”.
La vita ha senso se diventa un luogo in cui conoscere Dio, imparare ad amarlo e al cui servizio gioire di essere. A ciascuno di noi è stato affidato un compito e il tempo a noi concesso è l’occasione per portare a compimento il servizio assegnato. Tutto questo non accade magicamente ma attraverso una vera e propria lotta che esprime il motivo per cui vogliamo spendere la nostra esistenza.

3 pensieri su “Passaggi – Martedì VII di Pasqua

  1. Pingback: don Antonio Savone - Commento al Vangelo del 18 Maggio 2021 -

  2. Valeria Verrastro dice:

    Questa è la vita eterna: conoscere Te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.
    In questa parola si racchiude tutto il senso del nostro esistere. Un senso che smarriamo nel fluire rapido delle nostre giornate. Ma un senso che dobbiamo al più presto recuperare, se non vogliamo cadere e rimanere piegati sotto il peso di tutti i nostri inevitabili fallimenti umani.
    Abituarci ai passaggi. Essere sempre disposti a passare all’altra riva. Rendere il nostro animo un animo di pellegrino che riconosce come sua unica patria il Regno dei Cieli. Amen!

  3. Antonia dice:

    Grazie ancora, don Antonio, le tue riflessioni sono una ricchezza per me, formata in altri tempi e in altro modo. Il Signore ti dia la fedeltà necessaria nel tuo cammino di missione. Pregherò per te

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