Più volte il vangelo narra di un Gesù a lezione dalle donne. Una di queste circostanze in cui ritroviamo Gesù alla scuola di una donna è proprio nella casa di Betania là dove apprende che cos’è lo spreco dell’amore.
Ai discepoli aveva detto espressamente: Tra due giorni è Pasqua e il Figlio dell’uomo viene consegnato per essere crocifisso (Mt 26,2). Ma da parte loro nessuna reazione, anzi, avevano rimosso la notizia. Proprio mentre si complotta contro di lui, Gesù si ritira a Betania, in quella che Paolo VI chiamerà la casa dell’amicizia dove una donna sorprende tutti con un gesto gratuito, dal sapore profetico.
Proviamo a tenere davanti a noi la scena: al centro c’è Gesù, ai suoi piedi una donna compie un gesto di straordinaria tenerezza verso il corpo di Gesù. Sullo sfondo le critiche, interessate, di Giuda. Infine la parola di Gesù che elogia il gesto della donna.
Maria non proferisce parola con nessuno, neanche con Gesù. È ciò che compie, invece, la sua parola più eloquente che Gesù non mancherà di mettere in risalto.
Il gesto di Maria va riletto alla luce di quell’altra scena che accade sempre nella casa di Betania, dove di nuovo Gesù è al centro e Maria ai suoi piedi mentre ne ascolta le parole. Anche in questo caso non mancano le critiche al comportamento di Maria da parte della sorella Marta (Lc 10,38-42). Le due scene presentano non poche analogie: Gesù è al centro; Maria è convinta che per lui si può “perdere” molto tempo, per lui si può “sprecare” tanto costoso profumo. In entrambe le scene il comportamento di Maria, totalmente assorbita dalla persona di Gesù, non è capito, anzi è pesantemente criticato. Marta vorrebbe che la sorella la aiuti nelle faccende di casa invece di stare ai piedi di Gesù in ascolto; Giuda vorrebbe che il costoso profumo venga venduto per dare il ricavato ai poveri. La scelta di una esistenza dominata dalla centralità di Gesù, segnata dalla dedizione esclusiva per lui, per la sua parola, per la sua persona, non è compresa. Sembra scelta irresponsabile perché carica sulle spalle degli altri i compiti della vita quotidiana, sembra una scelta irresponsabile perché spreca risorse che potrebbero esser meglio utilizzate. Non tutti capiscono e apprezzano la scelta di uomini e donne che dedicano tutt’intera la loro esistenza all’Evangelo.
Per Maria non c’è niente di più importante della persona di Gesù.
Non così per Giuda: perché non si è venduto…? Di che cosa accusa Maria, anche se in forma implicita? Di aver sperperato i soldi. A lui non interessano i poveri ma l’avidità del denaro. Giuda protesta perché quel profumo vale trecento denari. Quale contrasto! Lui venderà il Maestro per molto meno: trenta denari appena.
Maria e Giuda sono due figure opposte:
–       Maria, l’amica fedele, unge di profumo Gesù; Giuda, l’amico traditore, ne provoca la morte.
–       Maria, con la sua azione compie qualcosa di gratuito; Giuda, con le sue critiche, manifesta il suo essere schiavo del denaro.
–       Il gesto di Maria fa sì che la casa si riempia di profumo; la domanda di Giuda manifesta il clima asfittico creato da chi ha torbide intenzioni di frode.
A Betania Gesù si misura con una donna che, come la vedova di Mc 12,38-44, non trattiene nulla per sé. Quella donna, infatti, avrebbe potuto limitarsi a versare la misura sufficiente (quanto bastava) per onorare quell’ospite ragguardevole risparmiandosi così le critiche dei commensali. Lo sappiamo: nulla di nuovo accade nella vita quando ci si ferma alla logica del quanto basta.
Il buon senso giudica un simile gesto come irrazionale proprio come irrazionale l’obolo da parte di quella vedova che peraltro era esente dal dover versare la tassa al tempio. A tutti noi è stato insegnato che una cosa preziosa va usata con parsimonia: sarà proprio questo, infatti, che susciterà il commento di disapprovazione da parte dei commensali. Eppure, possiamo dire che è proprio a Betania che Gesù ha imparato ciò che poi farà nell’ultima cena con i suoi discepoli. Quel gesto gli rimarrà impresso nella memoria del cuore tanto gli era piaciuto. Di lì a poco, infatti, farà la stessa cosa con i suoi discepoli: Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine (Gv 13,1). E lo farà con una lavanda d’amore, lui il Maestro, il Signore, ai piedi dei suoi discepoli. Persino ai piedi del suo traditore.