SUSSIDIO PER LA PREGHIERA PERSONALE  O FAMILIARE IN QUESTO TEMPO DI PROVA

14  maggio 2020 

(A cura di don Antonio Savone, Direttore Segreteria Pastorale Arcidiocesi di Potenza-Muro L.-Marsico N.)

Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? 
Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
In tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati (Rm 8.31.35.37).

Introduzione
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 Il Signore è veramente risorto, alleluia.
Ed è apparso ai discepoli, alleluia.
Preghiamo
O Dio, che hai voluto aggregare san Mattia
al collegio degli Apostoli, per sua intercessione concedi a noi,
che abbiamo ricevuto in sorte la tua amicizia,
di essere contati nel numero degli eletti.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Sal 112
Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre.
Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra?
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.

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Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

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Ti ho amato di amore eterno
La festa liturgica dell’apostolo Mattia, ci riporta nel contesto dell’ultima cena là dove il Signore Gesù ci rivela il senso e il motivo di tutto quello che ha fatto e detto, la sua vita e la sua morte: perché ci amava.
L’amore non ha motivazioni, non ha un perché ma è racchiuso nell’ordine della gratuità. “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi… Ci ha amati per primo” (1Gv 4,10.19).
Se tutta la Scrittura potesse mettersi a parlare insieme e racchiudere, come per miracolo, tutto ciò che essa contiene e che in essa vi è scritto in una sorta di grido, essa annuncerebbe solo questo: “Dio vi ama!”. Dice sant’Agostino che se per disgrazia un incendio dovesse bruciare tutti i testi della Parola di Dio che sono presenti sulla terra e che questo incendio dovesse salvare quella parola di 1Gv 4,8 “Dio è amore”, noi avremmo comunque tutta la Scrittura.
Un amore che trova le sue radici nel “da sempre”, nell’eternità e che pure si è manifestato nel tempo, attraverso gesti concreti che costituiscono quella che noi oggi chiamiamo storia della salvezza, che non è una storia altra da quella che gli uomini hanno vissuto ma è la storia letta, guardata con gli occhi di Dio. Quante volte noi invece siamo tentati di pensare che anche la nostra storia di salvezza corra magari su un binario parallelo a quello che invece costituisce il nostro quotidiano.
Dio ci ha parlato più volte e in diversi modi di questo suo amore, afferma Eb 1,1. In Ger 31,3 arriva addirittura a dichiarare questo suo amore: “Ti ho amato di amore eterno”. Dio, però, non si è accontentato di parlarci del suo amore attraverso intermediari, per interposta persona. Eb 1,2 così continua: “Ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”. Gesù non si è limitato a parlarci dell’amore di Dio: egli è l’amore di Dio per noi!
Un amore che è fino all’estremo: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Sono due le cose che manifestano il vero amore: fare del bene a chi si ama e questo Dio lo ha vissuto con noi in particolar modo nella creazione e arrivare a soffrire per lui, cosa che Dio ha sperimentato nella vicenda terrena di Gesù. Ben a ragione il Signore potrà dire a Santa Angela da Foligno: “Non ti ho amato per scherzo”. Ritornano le parole delle Lamentazioni: “Popolo mio, che cosa potevo fare di più per te che non ho fatto? Rispondimi!”.
Se voglio sapere quanto e come Dio mi ama, devo guardare quanto ha sofferto! “Così Dio ha amato il mondo!” (Gv 3,16).
Crediamo veramente che Dio ci ama? Se ci credessimo veramente, tutto, la nostra vita, le cose, noi stessi, gli avvenimenti, tutto si trasfigurerebbe davanti ai nostri occhi. Sarebbe il paradiso in terra, se il paradiso è gioire e vivere dell’amore di Dio. Se volessimo per un attimo dispiegare la storia di ciascuno di noi essa attesterebbe innumerevoli tradimenti, infinite delusioni e chi è stato tradito una volta, ha paura di amare e di essere amato, perché ha paura di essere ingannato. E allora aumenta sempre più la schiera di chi non solo non riesce a credere all’amore di Dio, ma a nessun amore.
Lasciamoci coinvolgere in questa esperienza di amore da parte di Dio, non abbiamo paura, accogliamo questa buona notizia che Dio ama me, preso come sono qui e ora. Non abbiamo paura della nostra indegnità: “Qualunque cosa il nostro cuore ci rimproveri, Dio è più grande del nostro cuore”.
“Come io vi ho amato così amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12). Si tratta davvero di un amore a circuito aperto: l’amore del Padre si fa visibile nel Figlio; dal Figlio, per mezzo dello Spirito, viene a noi (Rm 5,5); da noi, ancora per opera dello Spirito, ridonda sull’altro: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi… Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” (Gv 16,9.12).
L’altro va amato non perché Dio ci comanda di amarlo e neppure perché esso è amato da Dio e perciò stesso degno di essere amato da noi, ma perché Dio ha riversato in noi il suo stesso amore per quel fratello. La carità, infatti, è un divenire partecipi dell’amore stesso di Dio, è una capacità nuova di amare come ama Dio. Ognuno dei fratelli che bussa è perciò un creditore che esige il suo debito. Per questo Paolo afferma: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole” (Rm 13,8). Anche se non sempre gli si può dare quello che chiede, non possiamo mai rimandarlo a mani vuote.
(don Antonio Savone)

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Riflessione mariana

14 Maggio

 Maria la misericordiosa
Misericordiosa come il Padre, Maria. Non poteva non essere così: colei che aveva sentito tutta la predilezione di Dio nei suoi confronti, tanto da trovare grazia ai suoi occhi, non poteva non essere il tramite di quello stesso sguardo verso chi la invocava nel momento del bisogno.
Ella è divenuta per noi il tramite di un Dio che quando c’è di mezzo l’uomo ci mette la faccia, un Dio che si espone coinvolgendosi fino a far sua la condizione dell’altro. Che cos’è, infatti, la misericordia, se non un contrarsi per far spazio all’altro e al suo bisogno, alla sua domanda? Non si spiegherebbe altrimenti il mistero dell’Incarnazione e neppure quella della passione e morte del Figlio di Dio.
Una delle più belle definizioni di questo stile ce la riferisce Dante quando, parlando di Maria afferma: “La tua benignità non pur soccorre a chi domanda ma molte fiate liberamente al dimandar precorre. In te misericordia, in te pietate” (Paradiso XXXIII, 16-19). Lo stile di chi ha conosciuto sulla sua pelle la misericordia di Dio è lo stile di chi precorre e non attende neppure che la richiesta sia formulata.
Misericordiosa come il Padre, Maria, anzitutto quando offrì il suo grembo per ospitare l’annuncio recatole dall’angelo di essere la Madre del Signore.
Misericordiosa Maria nella sua visita all’anziana parente esercitando attenzione e premura verso chi era nel bisogno.
Misericordiosa Maria nell’accettare che se grande era stata la sua maternità fisica, ben più grande, al dire del Figlio, era chi avrebbe ascoltato la sua Parola mettendola in pratica.
Misericordiosa Maria ai piedi della croce quando, mentre un Figlio le era strappato, le veniva consegnato un altro che rappresentava l’umanità intera che aveva messo a morte il suo Unigenito.
Misericordiosa Maria in quel lungo sabato santo quando la sua sola fede salvò la fede dell’umanità tutta.
Misericordiosa Maria quando, nel Cenacolo, raccolse attorno a sé chi aveva fatto del rinnegamento e della fuga il modo in cui si affronta l’ora del Calvario.
Misericordiosa Maria quando accolse l’accorata supplica di un popolo che sperimentava  l’arsura e la sete patendo, così, l’impossibilità di garantire la stessa sopravvivenza. Sapeva Maria che lontano dalla sorgente di acqua viva, l’uomo si ritrova nella zona grigia del non senso a cui da solo non può provvedere. Certo, a volte, possiamo cedere al miraggio di credere di trovare altrove l’acqua di cui abbiamo bisogno ma scopriamo ben presto che si tratta di cisterne screpolate.
L’invito che questa festa ci rivolge e l’impegno che ci consegna è quello di essere noi stessi misericordiosi: l’amore che abbiamo ricevuto chiede di essere condiviso. Come? Diventando misericordiosi in ogni aspetto della nostra vita coinvolgendo tutto il nostro essere.
Vorrei allora che chiedessimo al Signore il miracolo di:

  • occhi misericordiosi: uno sguardo, cioè, che non si nutra di sospetti e capace di non giudicare in base a ciò a che appare in superficie, uno sguardo in grado di scorgere ciò che c’è di più vero nel cuore di chi ho dinanzi a me;
  • una mente misericordiosa, pronta ad accogliere tutto ciò che il Signore ha da suggerire anche se non sempre corrisponde alle nostre aspettative;
  • una lingua misericordiosa, capace di parole buone che servano all’edificazione dell’altro, una lingua non incline al parlar male;
  • mani misericordiose, capaci di dare, di condividere, di mettersi in gioco, non già mani per trattenere, usurpare, puntate nel gesto di chi accusa;
  • un udito misericordioso, in grado di mettersi in ascolto, di prestare attenzione così da non restare indifferente ai dolori ed all’angoscia dell’altro;
  • piedi misericordiosi, capaci di vincere l’indolenza e la stanchezza così da accorrere verso chi attraversa un momento di fatica;
  • un cuore misericordioso, capace di pulsare al ritmo stesso del cuore di Dio.

Creati a immagine e somiglianza di Dio che è misericordia, se veniamo meno al compito di essere misericordiosi è come venir meno alla nostra identità più vera.
Ci preservi da una simile prospettiva la Beata Vergine Maria.
(don Antonio Savone)

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Preghiera a Maria
Madre della Bellezza, Regina del nostro popolo,
non c’è su tutta la terra una creatura simile a te,
per la bellezza del tuo volto e la saggezza delle tue parole.
Tu sei la vera opera d’arte che Dio ha potuto realizzare mediante il tuo sì ubbidiente.
Tu sei l’icona della Bellezza che è splendore della Bontà e della Verità.
Consola la debolezza degli anziani e degli infermi,
accompagna la fatica di chi è provato da questa grave emergenza sanitaria,
custodisci l’innocenza dei nostri ragazzi,
rendi tenace la speranza dei giovani,
tieni sempre acceso l’amore nelle nostre famiglie,
asciuga le lacrime delle coppie ferite,
illumina i passi dei genitori smarriti.
Purifica gli occhi dei Pastori con il collirio della memoria
che può rinverdire il sì degli inizi
e suscita la disponibilità di tanti giovani che, sul tuo esempio,
spendano la loro vita a servizio dei fratelli.
Rendi i responsabili della cosa pubblica capaci di operare con bontà e dedizione.
Insegnaci a custodire l’umiltà del cuore
perché siamo in grado di pronunciare parole vere.
Intercedi presso tuo Figlio
perché siano agili le nostre mani, affrettati i nostri passi e saldi i nostri cuori.
Amen.

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Regina Coeli
Regina dei cieli, rallegrati, alleluia.
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
Amen.